ST
pasa
ra”
1A
dt
al I di
È a
3%
190
ao È È Da v [e See Pit E pei «SEI a i : et a x
Se ci < 3 4 A 4 = a È n e > ‘è
Piso. e Ds e ay i VAR LP ORE Dre ERI, £ Q> SG . da
Pali, LANSA E e MN RR
i P È
5 3 «3 s
soi È RR — RA L A
e È spiata da " o sé 4 ?
Ù
i
i
DIA dA VIAGISZATA: Dre 7 miti
RETRIBUITI RIICO CONTESE HEI ITTIO IMI O TV ILE LOTO TOZZI LIBANO G LIV PAPIA
Va)
TTT)
AILITANIINIFARINTTRI VARO
NANA A
RDETAIALI ZAFFI ALAELAZAZIORIANIAVATA Rae
Vea)
o?
NN
DI
PARIGINO
ANTICHE
FIGVRATE
:
A
‘LIE ARIÈNANASANGN
Il
IL
EBROi ot d
LUIRUIZI
ili
I . ng "NI
Y,
Vi
Ubi
a DELE RETTE nai ere siediti cen na IRIS N ESE
)
Ù
; i
» | n
Det vw
5
i > ‘ È
sia :
s L)
; 4
ri > è
4
‘ $ c " a E (e DSi |
PEAS ss A , i so ; reca sicari orione vi ì
; » # ML Sr La i,
; ven 2A |
î PRA My I
È 3 > IRR pl i n » |
” da « di
de id (i
è PESSOA, NOI "> î
n $i ora ; |
“ di % È
% r
É 4 "
Ì Fi } È a Ù
î "i, ì ì i a .3 nt 5
t È nè
a x ti È î
+, =d r . id È
D) PLS L, [A 4
Pa 7 é
%
F ì
4 È
î s "i SAI P
Ù, 4
A Ù È ii 5 r"
i P È
11 pi d î
O i
| La È
$ %
Li
LI A A
mi t * 4
7 iI b ti a è “
1]
E.
||
®
i s . |
LE |
GEMME ANTICHE
FIGURATE
DI
MICHEL ANGELO CAUSEO DELA CHAUSSE —
PARIGINO Li
CONSAGRATE
ALL’ EMINENTISSIMO E REVERENDISSIMO PRINCIPE
IL SIGNOR CARDINALE
CESARE DESTREES
e
IN ROMA MDCC.
Per Gio: Giacomo Komarek Boemo alla Fontana di Trevi.
CON LICENZA DE SUPERIORI.
EMINENTISS. E REVERENDISS.
PRINCIPE.
zz) LLE glorie immor-
tali dell’ E.V. più
convienfi coronadi
{telle, che ferto di
gemme: l'una dalla
fama vien prepara-
tale nel tempio del-
o l’eternità: l’altroda
rozze mani teffuto le fi prefenta in quefta
opera. Gemme antichefono , e ciò dir ba-
{ta per farle gradire, mentre’ ifteffa natura
non ha, chedar di più preziofo, l’arte di
più fingolare, l’antichità di più erudito.
Ondes'offerifconoa V.E., e come Princi-
A 2 pe»
pe, nella di cui gloriofifima cafa più Coro-
nerifplendono; ecome gran Mecenate de’
letterati, diche fanno fedela reale Accade-
miadi Parigi elacelebre di Soiffons, pre-
giandofi l'una di venerar V. E. per illuftre
Accademico,l’'altra per autorevol Proter.
tore, Etio diquefte rare gemme debole in-
terpretefodisfacendo in ambidue modi all’
obligo indifpenfabile, che micorre con un
generofiffimo, e munificentiffimo Padro-
ne, portoa V,E,inquefte, qualunque fie-
no , miefatiche pertanti titoli dovuteleun
picciol tributo della mia umilifima, cri-
verentiffima fervitù; & auendole da molti
anni confagrato tutto il mio tempo, vengo
a renderconto di quelle poche ore, chemi
fono avanzatein fervir V.E., alla quale fo
profondifTimo inchino,
LD. V. E,
Roma il primo Gennajo 1700.
Umilifi. Divotifi, & Oblicatifi, Ser,
Michelangelo Caufto dela Chauffe
T.AGM CO Lod
DELLE GEMME.
FRICA
Atalanta
Aventino
Augufto
Caligola
Celio Caldo
Chimera
Chimera
Coffante
Diana
Didio Giultano
Diogene
Ercole
E/calapio
E/culapio
Fauni
Fauftina Minore
Galba
Ganimede
Giove
Giove Ammone
Giulio Cefare
Igia
Ifide, € Serapide
ES T.E.
I 6. Ifsde
24. Livia
20, Marciana
g2. Mafchera Scenica
34. Mafchera Scenica
29, Mafchera Scenica
47: Medufa
48. Mercurio
41. Minerva
8. Nerone
40. Namonio Vala
28. Pace
13. Pane
10. Pantafilea
11, Platone
19. Sileno
99. Socrate
36. Socrate, e Teteto
23. Soldato
Sole Oriente
Sole Occidente
Tefeo
Tefta incognita
Trajano
21,
42.
du
FIGU-
«<A BRAX AS
Abraxas.
Abraras
Acbille, &° Ettore
Albero con Amori
Amore
Amore, e Centauro
Amore, e Delfina
Ainore, e Gallo
Amore Rotatore
Amore col Tirfa
Amuleto
Amaleto
Anello con Simboli
Anello con Simboli
Anello con Simboli
Apollo :
Apollo
Aquila col Caducea
Aquila, e Gallo
Aquila, e Lepre
Ajcendente di Adugufto
HAffarte
Baccante
Baecante
Bacco
Bica
Cacciatore
Cancro
Canicala
Canopo
FIPWURKE,
Caprone I° Ariete
Carro d’ Amore
9. Carra d' Elefanti
Carro della Volpe
Cavallo Pegafeo
Cerere
Chimera
Chimera
Chimera
Chinera
Chimera
Chimera
Chimera
Chimera
Cibele
Circo maffimo
Concordia di Galli
Corvo
Corvi di Apolline
Curzio
Defultore
Diana Cacciatrice
Diana Efefia
Diana Lucifera
Diogene
Ecate, e Fortuna
E quità
Erma, e Galio
E/culapio
3 Fauna
Feciale
Fede 200.
Fortana 106.
Galea 198.
Galea di Cleopatra © 123.
Gallo di E/culapio 142.
Gallo di Mercario © 141.
Gallo, e Farfalla
Gallo col Modio: © 144.
Gallo Vincitore 146.
Geni Giuochi 133.
Geni di Giardini da:
Giove 49.
Giove Coronato 90.
Giove, e Fortuna gr.
Giunone 50.
Gladiatore Rudedonato 125.
Grifo 156.
Ibidi 195.
Igia 78.
Igia n9.
Inferie 126.
Jole 10$.
Ifide. sI.
Ifide $2.
Leda 117.
Leone, e Toro 171.
Lirifta 116.
Marte 64%,
Marte col Cancro 159.
Marte, e Segni 169.
Mercurio 65.
(145:
Mercario
Mercurio
Mercariò
Minerva -
Mazio Scevola
Nemefi
Nemef
Nettanno
Nettanno
ODIS
Pace
Pallade
Panteo
Papagallo
Papagallo
Papilione, &° Ape
Pavone
Priapo
Priapo
Prometeo
P/iche
Quadriga del Sole
Ratto di Proferpina
Sacrifizio alla Salute
Sacrifizio alla Salute
Sacrifizio di Priapo
Scorpione
Scorpione, e Leone
Scorpione, e Libra
Scorpione, e Luna
Scorpione , e Infetti
SI.
102,
i 60.
166.
164.
162.
165.
Scor=
Scorpione, e Pefci. 168. Vari Simboli
Scorpione eSagittarior63, Vari Simboli
Scorpione, e Sfinge 167. Vari Simboli
Scorpione, e Stelle. 161. Vari Simboli
Sfinge 3: Vafo
Silvano . Venere
Silvano . Venere, & Amore
Sirena 9. Venere Vincitrice
Soldato a Cavalla . Vistoria
Sole 6. Vittoria
Talia Vittoria Navale
Ti igre di Bacco I ii Vittoria Terreftre
Tuccia Veftale 122. Ulivo, e Cervo
Vacche | 17% Urania
PROEMIO:
RA tutte le cofe antiche degne della curiofità
1 deglieruditi, lequalifi confervano ne Mu-
fei più famoli , parmi, che le gemme figurate debba-
noavere il primo luogo sì per l'eccellenza e perfe-
zion dellavoro , sì per l’erudizione grande , chein
effe fi contiene, Evvi da periti artefici efpreflo in
picciol fpazio tutto ciò , & ancora più di quello, che
l'iftoria ci palefa di confiderabile ; la religione degli
antichi; il culto de’lor Dei ; i ritratti, e le azioni fa-
mofe degli Eroi,e Perfonaggi grandi de'fecoli andati;
i vari coltumi de’ popoli ; gli arcani più occulti de'
Gentili ; e fotto mifteriofe immagini, e portentofe fi-
gure fcoprefì la fuperftiziofa dottrina di molte na.
zioni, Onde tralafciando l'utilità , che fi può da fi-
mil ftudio ricavare, abbaftanza nota agli vomini
letterati , dirò due parole circa l’ufo , che di quefte
gemme anticamente fi faceva,
— — Le gemme figurate fono di due forti , lune in-
cavate chiamate comunemente Intagli, l'altre rile-
vate dette Cammei . Quelle fervivano per figilli, e fi
portavano hegli anelli | Se ne trovano di perfettiffi-
ma maniera itastiate da Pirgotele, Teodoro, Cro-
nu» Apollonio , Diofcoride, & altri celebri artefici,
i no:ni de'quali fi veggono alcune volte fcolpiti nel-
le medefime gemme. I Cammei fi confervavano
de par
per bellezza, e per memoria de Perfonaggi,e Signori
grandi , chev'eranorapprefentanti. Sì portavano
ancora per ornamento ne'vezzi , cinte, fibule , ar-
; ‘ mille ; e fi legge nella vita di Eliogabalo, ° che quefto
b Howm:zl.
25. ad po-
pul.Antechs
c lih.3. Pa-
dag.cap.ti.
Principe ne aveva di perfettiflimo lavoro fino ne'
calzari, dove non fi potevano godere, Quel? anti-
co coftume fi è rinnovato a i giorni noftri, vedendofi
le Dame adornare con Cammei i lor vezzi , orecchi-
ni,fmanigli, e giojelli.
Molte di quefte gemme fi tenevano per amu-
leti; onde Plinio biafima quelli, che portavano Ar-
pocrate, e gli altrinumi Egizj fcolpiti negli anelli,
Jam vero Harpocratem Satuas A’gyptiorum numi»
num in digitis viri quoque ponere incipiunt , È San
Giovanni Crifoftomo” riprende il popolo d’ Antio-
chia dei fuperftiziofo coftume di portar l’immagine
di Aleffandro il Macedone come un amuleto favo-
revole , I
S'intagliavano nelle medefime gemme vari
fimboli, & idoli, come offerva Clemente Aleffandri-
no condannando il perverfo ufo , che fe ne faceva.
Negue enim idolorum funt imprimenda facies , qui-
bus vel Solis attendere probibitum ch; fed nec enfis,
vel arcus jis , qui pacem perfequuniur ; nec ‘pocula
js qui moderati funt, ac temperantes.
Pretefero gli antichi,che alcune figure [colpite
nelle gemme aveflero forza di metter coraggio a'fol-
dati, e render ficuri coloro ; che le portavano addof.
fo,
fo, come erano le Gorgoni , molte delle quali fi tro-
vano in Cammei grandi; e gli Abraxas fecondo rife-
rifce Tetelappreffo Camillo Leonardo.* Attribuiro-
no ancora ad altre immagini la virtù di fanare alcu-
ne malatie è comea quella di Ercole, che sbrana il
leone; la quale al parere di Aleandro Tralliano ° le-
gatainun anello d’oro,e portata in deto, o attaccata
‘al collo faceva ceffare i dolori collici, benchè Gale-
‘no ° fia di contraria opinione ; ferivendo , che le fi-
gure intagliate nelle gemme non hanno virtù alcu-
na; ma che le ftefle gemme prive di fcoltura produ-
conoil medefimo effetto. Proprietatem vero aliqui
quibufdam lapidibus ineffe teftantur ejufmodi , qua-
lem re vera babet viridis Jafpis juvans Stoma-
chum 65 ventriculi os.fi alligetur : inferunt & anulo
ipfm aligui ,& fculpunt in eo radios babentem dra-
conem, quemadmodum 5 Rex Necbepfos in xiij. li-
bro. Hujus quidem lapidis experientiam idoneam
babeo ) gui & torguem ex bujufmodi lapillis confecî,
8 appendi ex collo ita demiffum , ut lapides tange-
vent 0s ventriculi. Videbantur autemnon minus ju-
vare, quam fifculpturan baberent , quam Necbepfos
feripht
Che le tre Grazie (colpite in agata foffero cre-
dute render, chile portava, amabile , e potente nell’
arte magica lo dice Ermete appreffo Camillo Leo-
nardo. ‘Gran conto pure facevafi delle tefte de'Ce-
fariintagliate in diafpro , affermando gli antichi,
I Se che
[160Pe]
a l:b.3. de
Lapid. &
gernzzsc.160
b Dermedie.
natu. ad
bue veorbe
lib.1o.cap.t
c De firpl.
mredic. fit=
CuIr. lib.9e
d lib. 3. de
lapidib,
che gl'Imperatori non effendo fottopofti alla Fortu»
agri na, ma fuperiori ad ella, le lor immagini foffero
| valevoli a render le perfone , chele portavano, grate
a Grandi, & a farle ottener cid, che domandaffero.
Gli Arabi furonoi primi a {colpire nelle gem-
me, ene’ metalli alcune fuperftiziofe figure con of
fervazione di Lune,e Cofellazioni celeti aggiun-
gendovi fovente caratteri magici. A que’ talifmani
detti da' Latini, Amuleta affronomica, &' Amuleta
magica, attribuirono molte virtù , le quali vengono
b PerrusAr
tnficass Quì appreffo da un'erudito fcrittore ° regiftrate,
dalt:pis (be
de poor drabes ad magicasoperationes talia ponentes anu-
Dego los s imagines , 6 fivillafabricant ex trina Cali, ter-
res acrisfympatbia, quorum virtutes, efficacias,
S potestates fb quibufdam obfervationibus compa-
(tas mirabilia preftare pofe fomniant : aniinos nem-
pe difidentivm conciliare , morbas pellere , inimicos
Superare, & multas deniguevanitates autumantes,
— credibiles ex miraculis fe denominare jattantur.pro-
ut planeta smetallum aut lapis ad tales producendos
effectus ex qualitatibus y 65 proprietatibus fibi infitis
Fuerint di/pofita. Saturnus ad bonorum acquifitio-
nem; Jupiter ad dignitates, 6 bonores ; Mars ad
bella; € bosles; Soladgratiam Magnatum 5 Venus
ad defideria,S affe6tuss Mercurius ad dodtrinam,65
eloguentiam ; Luna denique ad profpera itinera .
Saturno ftimavafi giovar per l’acquifto delle
ricchezze : Giove per le dignità, e gli onori: Marte
per
per la guerra ; e contra i nimici: il Sole per confeguir
la grazia de Grandi ; Venere per le amorofe brame :
Mercurio perla dottrina ; € l’eloquenza: ela Luna
per iprofperi viaggi. La fimpatia di quefti Pianeti
co i corpi fullunari diede motivo a eli antichi Aftro-
logi di afegnarloro fette metalli, & altrettante gem-
me A Saturno attribuirono il piombo , il diafpro,
el'onice:a Giove ilrame ; il zaffiro, e lo fineraldo ;
a-Marte il ferro , il giacinto , l'ametifto , e la calami-
ta; al Sole il ferro, il rubbino, € il carbonchio: a Ve-
nere lo ftagno; la turchina, e l'acqua marina: a Mer.
curio l'argento vivo; ilrame, l’agata ; e la grifolita:
alla Lunal’argento , e la perla. Non v e dubbio al.
cuno ; cheimetalli, e le pietre hanno qualche cor-
refpondenza, 0 fimpatia coi Pianeti : Alberto ma-
gno; S, Tomafo; e molti altri celebri autori lo con-
fellano. Ma chel'immagine d’un Pianeta , 0 d’una
Coftellatione celefte impreffa fopra una gemma, o in
un metallo abbia poffanza di operar. fificamente
negli vomini , fanar malatie , fcoprir tefori, procu-
rar l'affetto , el favore de' Grandi, render amabile,
metter coraggio , e tante altre friocchezze dagli an-
tichifognate;è vanità il crederlo:la religione lo proi-
bifceyil giudizio lo vieta, la ragione lo difuade.. Di-
rei per ifcufarli , che l’impreffione delle immagini
nelle gemme , e ne metalli dinotaffe femplicemente
gli effetti del Pianeta (colpitovi, cioè ( per eflempio )
che la figura ; o il fegno di Marte fignificalfe ; che il
i talif-
talifmano, o amuleto foffe fatto perla guerra. Ma
ficonofce pure abbaftanza, che attribuivano a'Pia-
neti, & all’altre Coftellationi celefti una virtù attiva
nelle pietre, e ne’ metalli, e communicativa delle lor
influenze. | |
Oltre un numero infinito di gemme fcolpite a
quefto effetto , molte delle quali fi confervano nel
mio ftudio, avendone fcelte in quefta opera dugen»
to fole, che ho credute più erudite dell’altre ; veg=
gonfi molte medaglie d’Imperatori bucate ; le quali
fenza dubbio fi portavano per amuleti attaccati al
collo ; o all'armille 0 confitte nell’armi , e negli fcu-
di. Una d'oro di Trajano Decio col fuo cerchio &
attaccaglia per paffarvi un filo , ed appenderla al
collo trovafi nel Mufeo di Monfignor Leone Stroz-
zi. A noicibafterà di accennar quefta , non eflen-
do intenzione noftra di raccogliere tutto quello, che
appartiene alle vanità degli antichi quanto piùn-
fulfe , tanto più degne di rifo, e didifprezzo.
Quetti fuperftiziofi riti biafimati fpefle volte
da'medefimi Gentili, come fi è offervato anteceden»
temente, & aborriti da'Criftiani fervirono ne'primi
fecoli della nafcente Chiefà per far maggiormente ri>
Tucere gli augufti mifteri della nofra fanta Religic-
nese ficcome il Solefplende con maggior forza , al-
lorche difcacciando coi fuoi ‘raggi i nuvoli oppofti
moftrafi tutto luminofo alla terra ; così la femplicità
Evangelica vittoriofa delle fottigliezze del paganefi»
| mo
mo ne’ tempi calamitofi delle più barbare perfecu-
zioni trionfò dell'idolatria , fterpando dal cuore de’
Gentili tenaci delle lor faperftizioni gli errori,che da
tanto tempo v'erano radicati ; € l’intrepidezza di te-
nere,e delicate fanciulle , le quali antepofero un cru-
do martirio alle grandezze;e delizie paffaggiere d'un
mondo fallace, vinfe l’iftefla barbarie ftracca di tan-
te tragi, & attonita d’una sì mirabile coftanza , ve-
dendo da più tefte recife pullular giornalmente un
numero infinito di nuovi Martiri, Onde mi pajono
appropriate alla conclufione del prefente difcorfo
quelle belle parole d'un eruditiffimo Porporato * {0-
aBarom.an.
CPr.120. 7»
pra l’ifteffa materia. Hec/peltanda proponere ibi n
aliud ef, quam pulcherrimatrophea È cclefie vico.
rià cx boffiumfpoliis comparata furfium erigere 5
in fingulis veluti quibufdam notis infculptis , & fi-
gnis prefixis Dei gloriam de Ecclefie patrocinio
predicare i
Imprimatur
Si videbitur Reverend. P, Mag. Sac. Pal. Apoft,
Pobiinibu Bellifarius de Bellis Epifcopus
Melpbicten Vicefg.
Imprimatur
Fr. Gregorius Sellari Mag. & Soc. Reverend,
—_ P Mag, Sac. Pal. Apott,
VENTENNIO NIZIZACOZZAIZE
CAISNIEIEIZINTI
ANNOTAZIONI
SO P RA LE
GEMME ANTICHE
FIGURATE
miceti #3
ssa) SIDE E SERAPIDE. Que
Il ftedue tefte rapprefentano
Hide e Serapide riputati da
gli Egizi il Sole e la Lu-
na. Quefti hà in capo il
paniere frondofo , 0 ca-
lato della fecondità , co»
me vien defcritto da Ma-
crobio . “ Quella le frondi
del perfico fimbolo del fis
fenzio e della verità.
2: o
ISIDE. Ivari nomi di quefta Dea fono riferiti da
Apuleio, ”&ifuoi fatti brevemente defcritti nella fua co-
A lon-
aSate libe
Xi CAP. 20
b Mato Izbo
1le
Go lib, To
2
lonna appreffo Diodoro.“ Quefta immagine non hà fo-
pra il capo le frondi del perlico , come l’antecedente ; ma
un globo circondato di ferpi, & ornato di penne ,con-
forme la deferizione di Apuleio .’ Gli Egizi fecondo Eu-
febio® attribuivano. al ferpe una natura divina & ignea,
& interpretavano il globo circondato di ferpi la forza
fecondativa del Sole ,- o vero;un certo fpirito igneo pe-
È
netrante l’ univerfo. con un'-immenfa velocità figurata
colle penne: e ficcome Ifide era creduta una medefima
cofa con la Luna ; così ornata vedefi col globo circon-
dato di ferpi, dinotando, che la generazione di tutte le
cofe proviene d’una perfetta miftione del caldo, e dell’
umido,
i 3.
GIOVE, Vollero' gli antichi, che il dominio del
mondo apparteneffe a Giove: cantò Orfeo, * che quefto
Dio era la natura dell’ univer®b: lo chiamarono i Greci
anima del mondo , e comprefero tutti gli effetti della
“fua potenza in quefti dieci monofillabi.
Zeùss Zid, Aes, Bdevs, Zavi Zile > Ze, Als3 Aivs Adva fe Adevs.
Fu egli alcune volte intefo perl’ etere, e Giunone
per 1 aria , la quale foggiacendogli: ne riceve il caldo,
con cui nutrifce quefte cofe inferiori, & apporta la bra-
mata fecondità alla terra , Pa
pu.Li
GIOVE AMMONE. Tra gli altri cognomi dati
a Giove , fu egli chiamato Ammone, e finto con le cor-
na arietine; perchè apparve a Bacco ne’ deferti dell’ Ara-
bia fotto la forma d’ un montone , e moftrò al di lui
alfetato efercito le defiderate acque.
"ED
I | 3
si |
SOLE ORIENTE. Quefta bella e vaga telta col-
locata fra il tridente, e la Luna rapprefenta il Sole Orien-
te, allorchè partendofi dal feno di Tetide rinnova lafua
bramata luce al mondo , e facendo tramontar la Luna
la reftituifce all’ombre. Porta quefto Dio intefo per Ofi-
ride i capellicalamiftrati, e pendenti all ufanza Egizia,
L’ale in capo dinotano la velocità del fuo corfo, e mar
nifeftano la fua effenza , effendo egli riputato il mede-
fimo con Mercurio ; onde gli Egizi ornavano il fuo fi-
molacro di penne, come infegna Macrobio . * La coro-
ma radiata palefa i fuoi luminofi fplendori; e quella d’
alloro lo dichiara l’ifteffo con Apolline . La Cetera fu da
lui inventata, e fignificava appreffo gli antichi i dieci
moduli della voce. Apollini novem deputant Mufas,
(ferive Fulgenzio) ipfumque decimum Mafis adijciunt,
quod bumana vocis decem fint modulamina ,unde cum der
cachorda Apollo pingitar cithara,
6.
SOLE OCCIDENTE. Opinione fuquefta di Pla-
tone” Giove effere il medefimo col Sole. Magras fane
Dux in Calo Japiter volucrem impellens carrum primas
inceditomnia coordinans atque chrans è bunc fequitur Deo-
rum ac Damonum exercitas in duodecim partes diftriba-
zussacVefta fola in atrio Deoram permanet. Dove quel
filofofo intende per Giove il Sole nel fuo velociffimo
carro ; per l’ efercito de Dei, e de’ Demoni diftribuito
in dodici parti li fegni del zodiaco, fra’ quali È arie-
te hà il primo luogo ; e pér Vefta immobile la terra.
Scrive Macrobio ,° che i fegni del zodiaco fi riferifco-
no alla natura del Sole, e. maffimamente l’ ariete pofto
À 2 in
dlo Sat. IDZA
Ie CAD 19%
b. Dio da Séa
cul, lib, ge
coMitb.liba
Ia }
de 1 Pheda
es Sat.tib.Le
CAP» 2le
in primo luogo, concordandofi tal animale col girar di
quefto pianeta, giacendo nella fredda ftagione dalla fi-
niftra,e nella calda dalla deftra, conforme gira il Sole,
trapaffando ora dalla deftra, & ora dalla Butta del zo-
diaco ; e per ciò i popoli della Libia lo rapprefentava»
no con le corna dell’ ariete, chiamando Ammone il
Sole Occidente. Narra Eufebio, che vedevafi in Elefan-
tinopoli Città dell’ Egitto un fimolacro del Sole in for»
ma d’ vomo col capo di montone.
7:
MINERVA galeata con la crefta nel cono rileva-
ta,i capelli fparfi conforme l’ antico coftume delle Ver»
gini Spartane, & il petto armato col tefchio di Medu+
fa fuo folito fimbolo, di cui fi difcorrerà al num, xv.
9,
DIANA fu creduta la prima inventrice della
caccia, e chiamata A"ysorter Ari» perchè feguitando con
“e Tactre i fugaci cervi andava errando nelle felve.
a. Epod.ik , Orazio ,°
Rosi Phebe, Silvaraique potens Diana .
Quefta Dea è ‘feolpica i in un cammeo bellifimo , Con
tefta, e collo di color bianco in fondo fardonico, capel-
li biondi vagamente rivolti & inanellati pendenti fulla
fpalla, veftito, e turcaflo - Oro,
MERCURIO col i) caduceo, e lettere PHI-
LER, forfe dalla parola greca dies, sdnesfiinito, liti»
giofo ; il difputare effendo proprio dell’eloquenza , del-
la quale Mercurio fu creduto il Dio. Plinio,* Oratio
° pugnàx (ON consentiva.
EScu-
5
10.
ESCULAPIO. Della barba di Efculapio ftimato
figliuolo di Apolline fi ride Luciano, non avendo an-
cora il padre fpuntato il pelo , & il figliuolo ritrovan-
dofi barbato ; onde fi legge in Valerio Maflimo, che
Dionifio Siracufano gli levò la barba d’ oro. Il ferpe
fu confagrato ad Efculapio come fimbolo della falute,
o perchè ogni anno rinnova le fpoglie , Tibullo," Serpers
novus exuit annos. O perchè ne’ ferpenti fi ritrovano
molti rimedi. Plinio,” Quiz &° ineffe ei rimedia malta
Cnedatali cc &° ideo E/culapio dicatar. Quefto
Nume fu adorato in forma di colubro portato da Epi-
dauro ,
Ir,
ESCULAPIO intagliato in una bellifima corniola
con fingolare artificio, |
(i (12,
IGIA. Scrive Macrobio, “ che il ferpe fu dedi-
cato ad Efculapio ; & ad Igia fua figliuola ( da Orfeo
creduta fua moglie ) perchè venivano riputati effetti
del Sole e della Luna, anzì li medefimi con quefti due
pianeti. Sono coronati d’ alloro, per avere in fe queft'
albero mole virtù, e qualità medicinali , come infegna
Galeno .* Era coftume delle donne Sicionie tagliarfi 1
capelli, e dedicarli al fimolacro di quefta Dea.
| 13,
ERCOLE Deificato, Colle gloriofe fatiche {i
confeguifce il bramato fine , cioè la gloria folo e vero
premio della virtù. Fra le altre gemme intagliate , ch
io confervo nel mio mufeo, ve ne fono tre con la clava,
ma con vari fimboli: una in mezzo a due palme LE al-
| tra
di lib,tetAfo
de
badi b.tr0/s4o
c. lib, 29.
CAP è 290
di Sat ULA
Io Cap. 29
* eoSimpl.
m0d. libr 6e
6
tra fra due fpighe; e l’ultima in mezzo a dueciprefli,
alludendo alle molte vittorie di quefto Eroe; alli beni
provenuti da quelle , & alla fua morte fegnita fu”l mon».
te Oeta, ove egli (fecondo favoleggiano i Poeti ) {po-
oliatofi dell’umane miferie falì trionfante al cielo per
goder 1° immortalità concedutagli in premio delle fue
virtù, e delle fue eroiche imprefe.
14,
PACE col ramo d'’ ulivo fuo folito fimbolo : nel-
Je medaglie di M. Aurelio, fi trova Minerva col ra-
mo d’ ulivo, e lettere, MINERVAE PACIFERAE,
ricercandofi la pace alli ftudi delle buone arti, delle
quali queta Dea fu creduta tutelare. Quefta vaga tefta
di ottima maniera è intagliata in un belliflimo fme-
raldo, : ecs:
Mo.)
15
MEDUSA. nta gli antichi,che la tela di
Medufa aveffe forza d’ indurre fpavento a’ nimici, dif-
cacciare i pericoli, e render ficuri coloro, che la porta-
vano: onde vedefi efpreffa nello fcudo., e nel petto di
Minerva come amuleto favorevole, che la rendeva in-
fuperabile. Medufa fu belliffima donna, la quale fi con-
giunfe con Nettuno nel tempio, di Minerva; percio=
chè i fuoi capelli, de’ quali fommamente pregiavafi,
furono dall’ irata Dea trafimutati in ferpenti.
16.
AFRICA. Il paefe dell’ Africa ‘effendo copiofo di
elefanti, come ferive Manilio ,” fu quefto animale ap
preffogli antichi un fimbolo di quella provincia. Nelle
medaglie di Adriano, Antonino, Severo, e delle fami-
glic Eppia, e Ceftia vedefi rapprefentara l'Africa fimile
alla
alla prefente immagine in fembianza di Donna conelmo
a foggia di capo di elefante.
Lr,
SILENO. Coll’orecchi caprini, e la tefta inghir-
fandata di ellera fi dipingono iSileni,i Pani &iFauni,
effendo quefta pianta dedicata a Bacco, 0 perchè abbia
poffanza di mitigare i dolori della telta , e reprimere i
fumi del vino; © perchè ficcome Bacco gode una per-
petua gioventù, così ella fempre trovafi verde. FuSi-
leno nutrizio di Bacco , e filofofo, in quanto riferifce
Eliano.”
18.
PANE. I Dei filveftri, cioè Pani, Fauni, Sileni,
Satiri , Silvani, e Titiri furono feguaci di Bacco , accom-
pagnandolo con vari ftromenti, e tenendolo fempre in
allegria. Pane fu inventore della fampogna compofta
di canne chiamata Tityrino in Dorico Italiano, confor-
ine narra Artemidoro appreffo Ateneo ;° onde furono
detti que’ famofi Titiri celebrati da Teocrito, e Virgilio;
il quale © ferive che Pane foffe il primo ad unire le canne
eon la cera. I
Pan primus calamos cera conjangere plares
| Inftitait, |
gotto'l nome di Pane intefero gli antichi l’univerfale cor-
vo della natura, fecondo fi cava da Macrobio ; © onde
i egli fu chiamato ed»,
19.
FAUNI. Vedi nell’ antecedente numero .
20.
AVENTINO. Fu coftume degli antichi vomini va-
lorofi coprirfi della pelle di leone : Milone Crotoniate tra
Gre-
a. lib. 3.
LA lib. CO
cè ecl 3e
d. Sat. liv.
Ie CAP». 23*
hi
Greci,e Commodo fra Romani fi veftirono di quella ; e
fi veggono le medaglie di queft’ Imperatore con la tefta
coperta d’ un vello leonino , e lettere HERCVLI RO-
MANO AVG.La quì diffegnata immapine tratta da un’
antico criftallo di bellifima maniera concordandofi:con
la defcrizione ‘di Virgilio in perfonadi Aventino figliuolo
di Ercole , hò creduto ‘poterla riporre fotto 1 fuo nome ,.
P Lab di De PA AO
'TESEO. Il Canini nella fua Iconografia porta un'
immagine fimile a quefta col titolo di TONSVRA;
e ftima, che ella poffa effere il ritratto di Tefco , quan
do andato a Delfo fi recifè il capello dalla parte ante
riore del capo per offerire ad Apolline le primizie della
fua chioma , conforme coftumavano i giovani di que’
tempi ufcendo di puerizia. Non avendo rincontro al-
cuno contrario , e trovando che le fattezze della pre-
fente effigie fomigliano quelle del giovane T'eleo de»
feritte da Plutarco ,“e da Paufania ;/ mi f0 lecito. pub-
age blicarla fotto: ?1 nome di quefto famofo Eroe.
bin Attico 22 4 pi i i
PANTASILEA con la fronte cinta di regia,
zona , la deftra mammella recifa , &.arfa per rendere
più agevole il braccio alle operazioni della guerra, tie-
ne con la mano deftra fu la fpalla Ja fcure da. lei.ins
ventata, fecondo il teftimonio di Plinio,‘ e con la fi-
cassa niftra la pelta. In tal guifa viene ella rapprefentata da
Virgilio “ nel tempio di Cartagine.
9, Feneîd Ducit Amazonidam lunatis agmina peltis
Pentbefilea furens , mediifque in millibas ardet
Aurea fubnettens exerta cingula mamma
Bellatrix, andetgue viris concurrere vire
;
Yetpeer 23...
«GANIMEDE con la tiara Frigia. Effendo queft’
ornamento comune a Paride, & ad Ati; non è fa-
cile formar giudizio , chi di loro quefta immagine rap-
prefenti ; |
2
4.
ATALANTA. In quefto perfertiffimo intaglio rap-
prefentafi Atalanta celebratiffima nella velocità del cor-
fo, c dall’ innamorato Ippomene ingannata più che vin-
ta co’ pomi d’oro da lui gettati per trattenerla nella
contenzione del corfo. Ovidio” la defcrive fimile alla
prefente immagine col capello difciolto , efparfo dal mo-
to impetuofo del correre.
Exigit Hippomenes, paffa volat alite virgo,
Que quamquam Scytica non fegnius ire fagitta
Adonio vifa eft juveni, tamen ille decorem
Miratar magis, &° curfus facit ipfe decorem.
Aura refert ablata citis talaria plantis,
Tergaque jactantar crines per eburnea quaque .
Correvano ne’ giuochi Giunonii, che fi celebravano nel-
lo ftadio Olimpico le Vergini diftribuite in tre clafli;
prima le più giovani; dapoi le grandi ; ultimamente le
più attempate, co’ capelli difciolti, il petto e la fpalla
deftra nuda, e la vefte fuccinta fopra il ginocchio . Così
riferifce Paufania,’ aggiungendo che una corona dell’
ulivo falvatico piantato da Ercole iftitutore di que’
giuochi era il premio della vincitrice .
ag
SOCRATE nacque in Atene nell’ Olimpiade
LXXVII. Delle fue fattezze fimili a quelle di Sileno
parla Suida. Fait enim fimus & calvas. Fuegli riputa-
B to
do met lihe
1%
be EA PP.
10
to dall’ Oracolo il più favio di tutti ‘gli uomini, come
alibizegn DANA Celio Rodigino. * Sapiens quidem Sophocles, fapien-
tior vero Euripides , ci omnium Japientiffi IUS Socrates.
26,
"SOCRATE id TETETO. La qui diffegnata im-
magine vien dichiarata dal Canini nella fua Iconogra-
fia per Socrate e Teteto fuo amato difcepolo: ‘la fimi*
glianza tra loro, effendo ambidue fimi , con l au-
torità di Platone,‘ il quale parla più volte di quefta fi-
militudine, m’ indurrebbe a credere effer tali, fe non
mi pareffe ancora verifimile:; che 1° altra tefta potefle
rapprefentare il medefimo» Socrate in età più giovani-
le. Si lafcia però in arbitrio degli eruditi dell'antichità
il formarne giudizio. Quello, che fi fcorge di fotto, fem-
bra una coda di pefce che forma colla mafchera di fo-
pra una foggia di elmo: onde vengo in opinione effer
quella di un delfino fimbolo della libidine, per. dino-
tar la prava inclinazione di Socrate, la quale feppe egli
e. Piceni Vincere con la virtù; cganiciidon in lui quel prover=
Tafeul.i
bio; Sapiens dominabitar se]
b. in Tereto
PLATONE, Quel là Reit Atene madre delle vir»;
tù, e degli ftudi fu patria del. divino Platone Principe
dell’ Accademia. Nacque egli l’ anno fecondo dell’ O,
an limpiade LXXX. Scrive Valerio Maffimo® effer ftata
7 così foave la fua favella che Giove ifteffo non avereb-
be potuto fervirfi d’ una maniera più nobile e più gra-
ta per farfi IMCENASpE,
2800)
DIOGENE CINICO. Dili di ci
filofofo difcepolo d’ Antiftene parlano molti autori,
partico-
(1
particolarmente Laerzio 3° il quale ferive, che Diogene 4. invi
morì in Corinto l' ifteffo giorno, che Aleffandro termi- Sr
nò la fua vita. in Babilonia. Quefto belliflimo intaglio
è d’ ogni maggior perfezion d’ arte, c fi conferva con
molte altre preziofiflime gemme nel famofo ftudio del
Sig. Carl’ Antonio Galliani.
29.
C. CELIO CALDO. Fu Confole 1° anno della
fondazione di Roma DCLIX. Tefta di fingolare arti
ficio in Sardonica,
30.
C. NUMONIO VALA. Fuquefti Luogotenen-
te di Quintilio Varone in Germania , ove nella totale
disfatta del Romano efercito reftò anche egli eftinto .
31.
C. GIULIO CESARE coronato d'alloro con la
Stella & il lituo folito fimbolo dell’ Augurato: dalla
Stella giudicafi efler ftato fcolpito quefto ritratto dopo
fa morte di effo Cefare,
32.
AUGUSTO. Gli jeroglifici intagliati in quefta
emma dinotano le virtù di quefto Principe: il timo-
ne fignifica la providenza nel governo dell’ univerfo,
& il dominio del mondo: il piè alato & il delfino la
velocità nelle imprefe terreftri e navali: il tridente !°
Imperio del mare: & il caduceo la pace reftituita al
mondo.
33.
LIVIA velata e diademata: tale rincontrafi in una
medaglia con lettere PIETAS. Fu Livia moglie di
b. Sueton,
Tiberio Claudio Nerone ,? e madre di Tiberio, e di Ne- i» 4
Bz rone
12
rone Claudio Drufo: nonoftante, che ella foffe oravida
di fei mefi, compiacciutofi Augufto delle fue bellezze,
e virtù la chiefe a Nerone per moglie , & avendola ot-
tenuta diede il ripudio a Scribonia. Ebbe Livia gran
parte. al governo, e s° impadronì talmente della volon=
tà dell'Imperatore , che finalmente lo conduffe ad adot=
tare Tiberio. Morì nell’ età di ottanta fei anni, e do-
po la fua morte fu battuta la fudetta medaglia. e fcol-
pito quefto Cammeo per memoria della fua confecrazio=
ne, effendo ftata la prima donna, che ricevelfe quell
onore dal Senato, benchè Tiberio non ci pareffe accon-
fentire. Quefto belliffimo Cammeo è di vari colori con
volto bianco in fondo fardonico , capelli biondeggianti,
diadema e velo d’ oro, |
24,
CALIGOLA, Teltain Corniola di perfettifima ma»
piera.
35.
NERONE. Cammeo di fingolare artificio,
96%
GALBA. In Corniola bellifima .
37.
TRAJANO, Ilritratto di Trajano ottimo Principe
titolo concedutogli dal Senato è {colpito in un bel Cam-
meo di più colori con volto bianco in fondo feuro , cos
Fona, e petto nero. La circonferenza rapprefenta cinque
cerchi, de’ quali tre fono neri, e due bianchi.
38.
MARCIANA forella di Trajano. Quefta rarifli-
ma tefta di tutto rilievo ha il volto di plafma, e l’accon-
ciatura di Diafpro giallo. Gemma curiofifima, e non
più veduta. FAU-
18
ug:
FAUSTINA MINORE moglie di Marco Aure-
lio. Intaglio bellifimo in Ametifto bianco, ..
, 40.
DIDIO GIULIANO. Tefta rariflima e di perfet-
tiflirma maniera in Corniola.
AI,
COSTANTE terzo figlivolo di Coftantino 1 oran-
de e diFaufta fu dal padre dichiarato Cefare nella fua
età di fedecianni, Nella divifione dell’ Imperio fatta co’
fratelli Coftantino e Coftanzo ebbe egli, l’Italia, l'Africa
con tutte l’Ifole, ia Schiavonia, la Dalmazia, l’Acaja,
da Macedonia, la Morea, e tutta la Grecia. Governò
nel principio con ciuftizia fecondo Eutropio. “ Conffan-
tis Imperium firenuum aliquandia & jaffam fait. Ma
dopo la morte del fratello Coftantino diede in crudeltà
e fceleratezze,
42.
TESTA INCOGNITA in una bellifima Corniola
da perito artefice intagliata À
43. |
SOLDATO con afta e clipeo , per la fioura tonda
chiamato Orbis, a differenza dello fcudo, che era di fi-
gura longa È
44.
MASCHERA SCENICA, Bacco effendo ftato in-
ventore della Drammatica Poefia e della Mufica Teatra-
fe igiuochi della Scena eli furono dedicati: nel progref-
fo deltempo, per dar piacere alla plebe, i cori de' Silenie
de’ Satiri furono introdotti nelle azioni , iquali cantava-
noiditirambi, cioè verfi accompagnati da balli e da fuo-
ni
sie lib. 3.
14
nize conforme era il coro , così era la mufica, fatirica pet
li Satiri, e fillica per liSileni. Quefta mafchera fimile a Si-
leno per il calvizio e fimità del nafo è una larva fcenica
de’ Sileni con la barba calamiftrata all’ufo Egizio : il bafto-
ne ritorto chiamato pedaz, col quale i Paftori riteneva-
no le pecore per li piedi fu proprio di Pane, Fauni,Si-
leni, ed alri Numi felvaggi,
45.
MASCHERA SCENICA. La fpaventofa apertura
di bocca fu propria de’ fervi nella Comedia Latina: la fua
con cavità rendeva maggior il tuono della voce, e cagio-
nava qualche fpavento . Quefta larva è così deferitta da
Luciano .° Terpe &° minime jacundum SpeCaculum , ho
mo longitudine deformi, atque incompofita exornatas , altis
calceamentis ingrediens , caput larva minaci obductam
balens, tum peramplo ore biante , quafi Jpedtatores devo»
vaturus.
46. 1
MASCHERA SCENICA col capello calamiftra»
to all’ufo Egizio , di
47.
CHIMERA. La congiunzione delle due tefte uma-
ne e di quella di cinghiale può riferirfi è que moftruofi ta>
lifmani, che fi trovano fpeffe volte negli anelli, e de’ quali
* molto difficile trarne il vero fenfo : potrebbe quefta in-
terpretarfì dell’ opinione di que” filofofi, i quali nume-
ravano tre foli elementi; come la feguente della dottrina
di quelli, che ne amettevano quattro. Se i volti foffero
più giovani, direi quefte efferele tefte di Meleagro e di
Acalanta col cinghiale Calidonio. i
CHI-
15
48.
CHIMERA. Tre tefte umane congiunte con una
d’aquila. Vedi nell’antecedente numero.
49. nu
GIOVE con P'afta, il fulmine , e l'aquila. Tro-
vafi quefta medefima immagine nelle medaglie di Com-
modo con lettere IOVI IVVENI. IOVI CONSERVA-
TORI. at di
so.
GIVNONE conl’alta, la patera, & il pavone. T a-
le rincontrafi nelle medaglie d’ ambe due le Fauftine, di
Maglia Scantilla, e di altre Imperatrici conlettere, IVNO .
IVNO REGINA. IVNONI REGINAE. E ficcome
Giove fu tenuto il maggiore fra gli Dei, così Giunone
di lui moglie e forella fu anche lei ftimata la maggiore
frale Dee, e però chiamata Reina. Credevano eli anti-
chi; che ciafcuno aveffe un Genio tutelare tutto intento
alla fua confervazione, come ferive Poliziano. Credeba-
sur enim babere quifgue fuum Deum, Suanque Deam ,
boc eft, fusm Genium, Suangque Iunonew vite prafides.
Onde le donne folevano giurare per Giunone. Quar-
tilla.“ Iezonem mean iratam babeam, fi ungquani me me»
minerim virginem faiffe. E Tibullo. *
Heac tibi fanta tue Iunonis numina juro,
Qua fola ante alios eft mibi magna Deos.
Il pavone trovafi fempre con Giunone, perchè viene el-
Ja riputata Dca delle richezze , delle quali è fimbolo il
pavone per la bellezza, e nobiltà delle penne. Riferifce
Paufania ‘ che Adriano ne pofe uno d’oro e di preziofe
gemme nel tempio di Giunone.
ISI
sin Petrb
be lib. 4vel
13°
Co in Corza=
tre
16
si.
ISIDE col fiore Loto-in-capo , porge con la fini-
{tra il Gifro , e con la deftra un vafo. Il fiore Loto in
cima della tefta dinota la virtù del Sole , che commo-
ve alla generazione; & il'vafo folito portarfi nella pom-
pa d’ Hide 1’ umida natura principio di tutte le cofe.
Il fiftro fignifica gli elementi, e la fua rotondità il cielo
della Luna: fcuotevafi quefto ftromento ne’ facrifizi per
dare ad intendere, che tutte le cofe del mondo ftanno
fempre in moto,
p°;
ISIDE fedente col fivre Lotoincapo, porge con la
deftra mano il fiftro, econ l’altra una patera: dal brac-
cio finiftro le pende il folito vafo, e dinanzi le ftà Arpo=
crate nelmodo, che lo deferive Ovidio . “ I
apatia: Quique premit vocem , digitoque filentia fuadet .
Narra Poliziano ,* che gli Egizij folevano unire Arpocra-
wife te alle altre cofe facre per dare ad intendere, che il mag-
‘2%. gior de Numi voleva effere adorato con filenzio; overo:
come infegna S. Agoftino, © accciochè fi tacefle , che i
ceci. lor Dei foffero ftati uomini. Es quoniam ferè in omnibus
caps semplis, ubi colebatur Ifis O Serapis , erat etiam fimala-
crum, quod digito labiis impreffo admonere videretar , ut
filentium fieret 3 boc fignificare Varro exiftimat ut bomi-
nes eos fuiffe taceretar.
53.
CANOPO Dio degli Egizi}, e Genio dell’ umida
natura fi rapprefenta con la tefta umana fopra un’
idria : leggefi in Rufino un feceto miracolo di
quefto Dio contro i Caldei, che adoravano il fuoco .
CIBE-
Ar 54.
‘CIBELE fedente porge con la deftra mano una
telta di ariete ,e con l’ altra un fcettro; pofa il finiftro
braccio fopra un rotondo timpano , a° piedi fuoi ve-
defi un leone. Cibele s' intende per la terra ftimata da
gli antichi madre di tutte le cole: fu detta gran ma-
«dre, madre alma , e madre degli Dei. Lo fcettro di-
moftra il fuo dominio, & il timpano rotondo la cir-
conferenza della terra: fede ella per dinotar la fua fta-
bilità. La telta di ariete appreffo gli antichi era fimbo-
lo di fecondità, e di generazione ; onde Ammone fu
detto il Confervator della natura, come leggefi in una
medaglia di Salonino coll’ ariete AMMONI CON-
SERVATORI, e fu creduto una medefima cofa col
Sole: dinota ancora egli la ftagione della Primavera,
nella quale la terra manda fuori le cofe neceffarie al nu-
trimento degli animali. Il leone fecondo ’1 parere di 5.
Agoftino “ fignifica , che non v'è terra ‘alcuna, quan. s4ctivi
tunque afpra , che coltivandofi non diventi facile al cap.>se
produrre. Hec Dea , ferive Macrobio, ! leonibus vebi-%. sarti.
sur validis impetu atque fervore animalibus que natura
cali effi, cujus ambita aer continetur , qui vebit terram .
55:
QUADRIGA DEL SOLE. Quefto bellilimo in-
taglio , amuleto fenza dubbio di qualche Prifcillianifta.
rapprefenta il Sole nel fuo carro tirato da una quadri-
ga: veggonfi d’ intorno i dodici fegni del zodiaco chia-
mati da Macrobio © la via del Sole. Prifcilliano el ir
famofo ed empio Erefiarca ardì affermare , che gli uomi- figa.”
ni erano governati dall’ influenze di que’ dodici fegni,
attribuendo ’1 dominio di ciafcuna parte dell’ umano
COI-
18 È
corpo a ciafcuno di quelli, e chiamando ogn’ una col
nome d’ uno de’ dodici Patriarchi. Gli errori de’ Pri-
fcillianifti furono condannati in molti Concili, e parti-
colarmente in quello di Saragoza fotto il Pontificato di
Damafo l’anno COCLXXXI, Da S.Leone il grande “
nella fua lettera al B. Toribio Vefovo di Aftorga: e
fucceffivamente nel Concilio di Braga fotto ’1 Pontifi-
cato di Giovanni IIl.. l’anno COCOLXIH: 4 iltanza
di Teodomiro Rè di Svezia. Si; qui ( dichiara quefto
ui. Santo Concilio )° dwodeciz Signa , que Matbematici ob-
° Jervare folent , per fingula anima vel corporis membra
difpofita credunt, © nominibas Patriarcharum adfcripta
dicunt, ficut Prifcillianus dixit, anatbema fit. Le virtù
0, deli di quelta gemma fono delcritte da Camillo Leonardi, ©
1 affermando egli, ch’ ella cagioni potenza, dominio,
ricchezze, e fortuna nelle caccie, ©
56,
SOLE. La corona di raggi Solari col modio ma-
pifefta l’ effenza di quefto Dio creduto da gli Egizi il
medefimo con Serapide, Il cornucopia è fimbolo dell’
abbondanza, della quale egli è autore <la patera mette-
vafi fovente in mano a eli Dei: le lettere C.C. F, IV.
NIORIS efprimono il nome dell’ artefice, o di quello,
che ha fatto intagliar la gemma.
dle Ep. 93€
nei
APOLLO tiene la De: e porta fulla fpalla ilpal-
lio d’ oro nella conformità , che lo deferive Ovidio.
Ipfe Deus vatàm palla /pettabilis aurea
Trackat inaurate confona fila lira.
La piccola vittoria fopra la colonna porge un ferto d’
alloro folito premio de’ vincitori ,€ fta in atto di coro-
19
nare il Citaredo. Direi, che quefta bella inimagine
rapprefentaffe Nerone fotto la forma di Apolline, rin-
contrandofitale in una medaglia decretatagli dal Senato,
nella quale vedefi egli in abito di Citaredo. Del con-
trafto di Nerone co’ Citaredi fa menzione Suetonio . “
Nam Nero certavit inter Citbarados , eique vidtori ma-
gno applaufa corona impofita eft..
53.
APOLLO. Crederanno alcuni,che quefta fisura
con l’ ariete fia un Mercurio, leggendofi in Paufania,
che fi vedeva una ftatua di quefto Dio in Corinto fe-
dente fopra un’ariete, & un’altrain Beozia con un'arie-
te fulle fpalle. Io vò tuttavia confiderando , ch’ ella
poffa rapprefentare Apolline, quando e’ fi ritirò in Tef-
falia a pafcere gli armenti del Rè Ammeto ; benchè
Callimaco fceriva, che quefti foffero cavalli.
9g.
DIANA EFESIA ca modio, o fia calato in capo,
tiene in ciafcuna mano la face, & ha due cervi a’ pie-
di. Le molte mammelle , che le circondano il petto,
fono fimbolo dell’ umore generante , e nutriente gli ani-
mali; concioffiachè I’ umore della notte da lei nafcen-
do, influifce ella in quefte cofè inferiori la fua umidi-
tà principio di tutte le cofe, fecondo la dottrina degli
Egizi, i quali facevano confiftere la vita nell’umido.
Minuzio Felice la chiama multimammia , e S. Girola-
mo ” ne porta la ragione. Era Epbef Templum Diane,
C° ejufdem in ipfo multimammia , quia caltores ejus de-
cepti putabant eam omnium viventium nutricem. Quefta
Dea porta in capo il calato della fecondità , & era ftima-
ta una medefima cofa conIfide , come infegna Apuleio ;
Cs onde
ass Nerorn
b. Epift. ad
Epbef.
20
onde ebbero ambedue una quafi comune immagine; e
assi. religione. Macrobio .° Ifis canta religione celebratar,
quae eft vel terra, vel natura rerum Jubjacens Soli: binc
eft , quod continnatis uberibus corpas Dee omne denfetar:
quia vel terre, vel rerum natura balita nutritur univere
fitas. Ma però Hide non ebbe mai in fua compagnia i
cervi , i quali furono particolarmente confagrati a Dia=
lib» na. CervaDiana facra (ferive Apollodoro*)e fi veg-
gono nelle medaglie greche di: Commodo , Caracalla,
e Macrino attaccati al carro di quefta Dea nel modo;
che leggefiin Callimaco, ‘Nonno, “Apollonio, ‘e Clau»
fimmin diano.‘ Era coftume appreffo gli antichi di far facri-
è. Diso fizio della cerva a Diana, e fi vedevano appefe le tefte
% ume, e le corna degli uccifi cervi nelle porte, e nelle mura+
#4 glie de’ fitoi tempj. Solevano gli Atenicfi celebrar nel
mefe di Febraio le Fefte Elafebolie , nelle quali facrifica»
vano quefti animali a Diana chiamata Elafebolia. Scri»
ve Paufania; che trovavafi in Arcadia una Ratua di que-
fta Dea veftita d’ una pelle di cervo. I cervi dinotano
la velocità del corfo della Luna, che in ventifette gior?
ni refta compito: e ficcome quefti animali godono una
longhiflima vita, così fono confagrati alla Luna fimbo=
lo dell’ eternità. Tale rincontrafi nelle medaglie di
Trajano, Adriano, e Fauftina giovane. Gli antichi tens
nero per Dea l' Eternità la di cui immagine, fecondo
Ja dottrina de’ Pittagorici, e di Platone differo effere il
Tempo, per il quale s'intende il Sole e la Luna. Dia:
na fu chiamata Lucifera, perchè in tempo di notte il.
lumina la terra, e perciò tiene ella le faci: trovafi nelle
medaglie con lettere DIANA LVCIFERA, e perchè
Apollo , e Diana , cioè il Sole e la Luna mandano da
lun-
|
]
i
2I
lurige infino a noi co’ i lor raggi la luce , furono
chiamati inerte.
i 60.
DIANA LUCIFERA . Vedi nell’ antecedente
numero . |
61
DIANA CACCIATRICE in abito fuccinto tie-
ne conla deftra un’ arco, & ha un cane a’ piedi. Con
quefto vago veftimento ad ufo di cacciatrice la defcri-
ve Ovidio “
Talia pinguntar fuccintte crura Diana,
Cam fequitur fortes fortior ipfa feras.
Dipingefi Diana con l’ arco, perchè fu creduta Dea
della caccia’ il cane le fu confectato per effere anima-.
le proprio a quefto efercizio. Fornuto .. Nec ab bis ablu-
dit, quod canes confecrentar Diane cum fint ad venatio-
nes idonei, & ad vigilias nottarnas latratafque nati.
62:
MARTE gradivo ignudo con la celata in capo
impugna con la deftra un’ afta , e porta con la finiftra
un trofeo fulla {palla carico di fpoglie in fegno di vit»
toria. Trovafi la medefima immagine in molte meda-
glie, e tra l’ altre in una belliffima di Vitellio. L° ara
col fuoco dimoftra i facrifizi fatti a quefto Dio per qual-
che vittoria.
63. |
PALLADE galeata con la crefta nel cono rileva-
ta tiene l’ afta, e lo feudo col tefchio di Medufa.
64
do Avsore
lib. Ne ele Ze
he Paufars.
158 Actica
MINERVA. Li | deferive il fimolacro Hu). Aftic
quefta Dea fimile alla prefente immagine con l’aftain
ma-
22
mano, lo feudo a i piedi, & il dracone appreffo l'alta,
a cui d’ intorno egli s' auvolge nella noftra gemma.
Minerva fu cognominata Igia , overo Salutare , “ del di
bin agi. Ci tempio parlano Paufania, ' & Ariftide.© Il ferpen-
c.inencom te le fi attribuifce come fimbolo di prudenza , effendo
2 ella nata dal capo di Giove , e detta providenza dell’
intelletto , come ferive Celio Rodigino.* Vedefi ap-
poggiata ad una bafe per dimoftrare la natura ftabile
del Saggio.
do Plim. lib.
26.
de libe 86
65.
MERCURIO colla borfa, il caducco, & il gallo.
La borfa gli fu data, come al Dio tutelare de’ mercanti,
i quali volendo acquiftare richezze devono effere vigi-
lanti come il gallo : il caduceo fignifica la pace necefla-
ria per il trafico.
66.
MERCURIO colli medefimi Jeroglifici , & una tar-
taruca, perla quale s'intende, ch’ il mercante, benchè vi-
gilante , e follecito, deve tuttavia moftrarfi prudente, e ri-
tenuto nello fpendere, e nel concludere inegozi, confor-
mandofi a quefto detto Feffiza lente.
ba.
MERCURIO coll’ ariete. Credevano eli antichi,
che quefto Dio confervaffe, & accrefceffe il gregge, per
effere egli Dio degli armenti; onde vedevafi appreffo i
Corinti ’l fuo fimolacro coll’ariete a’piedi.
68. È
MERCURIO. Oltre gli altri Jeroglifici già (piegati
nelle tre antecedenti immagini di Mercurio tiene egli in
quefta una clava, & un ramo d'ulivo, appoggiando il
braccio finiftro fopra una colonna . La clava è fimbolo dl
fortez-
2
fortezza e di virtù, le quali fi richiedono nel briffico: la
buona fede tra’ mercanti, e la forza per fopportare i difagi,
le perdite, citravagli, che s'incontrano nel viaggiar, e
per ftar coftante, e faldo come una colonna: il ramo d'u-
livo dinota la pace utile, anzi neceffaria per il commercio .
Vi è un’uccello , il quale rafembra un corvo uccello au-
fpicatiffimo, e di buon’ augurio,
69,
CERERE conlefpighe ,& il fulmine. Trovafi nelle
medaglie con due facelle nelle mani; Quod boc tempore
(cioè della mefe, ferive Fulgenzio) cum lampadibus , ideft ,
cam Solis fervore feges ad metendum cum gaudio requira-
x4r. Maquefto affai meglio dimoftrafi nella prefente im-
magine, ove quefta Dea impugna colla deftra il fulmi-
ne folito farfi maggiormente fentire nella ftagione dell’
eftate. Per Cerere intefero gli antichi laterra , e per il ful-
mine Giove, cioè la temperanza delcielo, & il caldo,
per opra del quale crefcono i grani.
70,
BACCO appoggiato ad una colonna tiene colla
deftra il cantaro, e colla finiftra la ferula; vedefi a’ fuoi
piedi una pantera, così lo deferive Erodoto. * Siziffra qui-
dem mana tbyrfum tenens, dextra fcyphum; affidet vero
Bacchi pedibus pantberifcus. Bacco fu creduto da’ Greci
il primo inventore della vigna; benchè altri differo , ch’
egli non la piantaffe, ma che ritrovaffe l’ufo del vino. ° Il
tirfo gli fu dato per dinotar, che gli uomini ubbriachi
hanno bifogno di foftegno } e fembra egli ciò dimoftra-
re appoggiandofi ad una colonna. La pantera animale vi-
nofo, fecondo il teftimonio di Oppiano, ‘fu confecrata a
quefto Dio. Filoftrato , rain # 05 cut. Panthera Bac-
chi
alibi. cap.
14
be Tertull
272 APOIe
Atbenelibe
15
celibe go de
Venate
24
chi fymbolum. E quefta intagliata nella noftra gemma
alzando la tefta verfo’l cantaro pare attenta a ricevere le
goccie di vino, che ne cadono. Potrebbe dirfi ancora, che
eli antichi aueffero confecrata la pantera a Bacco per da-
re ad intendere, che conl’ufo moderato del vino fi rendo-
no manfueti i più feroci uomini; onde fu quefto Dio
a ti» Chiamato Lieo , dice Fulgenzio, “ quafichè egli tolga via
tutte le cure, &i penfieri dell'animo.
mi.
NETTUNNO porge con la deîtra un vafo appog=
giando la finiftra ad un tridente. Fuegli riputato il Dio
dell’ umido elemento fignificato col vafo e ’l tridente, di
i. asielit. cui fcrive così Fulgenzio.* Tridentem vero ob banc caufam
ferre fingitur , quod aquaram natura triplici virtate fun=
gatur , ideft, liquida, facunda, potabilis .
van !
NETTUNNO. Quefto belliffimo intaglio in Giacine
to rapprefenta Nettunho col tridente nella deftra folcan-
do ’1 mare in un carro tirato da due velociffimicavalli,
moftrando con atto dominante l’Imperio, che tiene fopra
queft’ elemento: dietro al carro vedefiuna sfinge fcolpi-
tavi per ornamento. La perfezion di queft’ intaglio è tan-
to più degna d’ammirazione , che nonoftante la fua pic-
colezza fcoprefi in effo tutto quello, che può far l’arte
di più fingolare.
73.
VENERE VINCITRICE. Avevano i Romani una
particolar divozione per quefta Dea , il di cui tempio era
nella nona regione, fecondo riferifce Panvinio . Quefta
immagine fula teffera di Giulio Cefare nella guerra con-
tra Pompeo, e trovafi nelle medaglie di Giulia Donna
con
25
con lettere VENERI VICTRICI. Venere appoggiata
fopra uno fcudo tiene conuna manol’afta, e conl’altra la
fpada : Cupido le porge un’ elmo, & ella cifra loguar-
da, quafichè avendo difarmato Nlantr ella voglia col fuo
benigno afpetto vincere l'appetito irafcibile di quefto —
Dio. Scrive Macrobio ,“ che nel zodiaco il toro di Ve- Soci
nere fuccede all’ ariete di Marte, volendo fignificare,
che quefta Dea ritrovandofi a lui vicina nella natività
dell’uomo, lo mitiga, e lo rende più manfueto, e beni-
gno. Di quefta Bul-Ghe opinione fu ER allor»
chè invocando Venere diffe .
Nam ta fola potes tranquilla pace juvare
Mortales, quoniam bellifera manera Mavors
Armipotens regit, in gremium qui fape tuumfe
Deijcit , eterno ter valnere Amoris.
VENERE. Tiene Gaeta Dea due fpighe nella
deftra, & un grappo d’ uva nella finiftra dat a que-
fto derto di Terenzio.® Size Cerere &° Baccho friget De
Venus. Venere fecondo Apuleio © era creduta la natu-
ra produttrice di tutte le cofe , e fecondo Lucrezio la
overnatrice della natura : e ficcome ella fi ferve del
Sole,e della Luna,cioè delcaldo, e dell’ umido per la
propagazione , così tiene il grappo d’ uva, e le fpighe
Ce libe Za
fimbolo di Bacco, e di Cerere, ftimati li medefimi col d Sai
170
Sole, e la Luna, conii infegna Macrobio ,° e con que- #13
fti nomi chiamati da Virgilio. * ei
0.0. ++ vos 0 clariffima mandi
Lumina ,labentem celo que ducitis annum,
Liber, 09° alma Ceres.
S° immolava il grano a Venere ; gaia (ferive Svida )
eli-
26
elixum frumentum excitat ad Venerem. E in quanto all’
ata uva dice Stazio 3° Vinum eft amoris pabalum. Le fpighe
ed ilgrappo d'uva dinotano le due ftagioni dell’eftate ,
e dell’ autunno , nelle quali la madre natura produce
le cofe più neceffarie al genere umano .
75.
VENERE & AMORE. Moftra quefta Dea una
corona al figliolo, forfe per incitarlo a qualche impre-
fa colla fperanza del premio; overo per ricompenfarlo
della vittoria da effolui riportata , avendo difarmato il
Dio della guerra.
#0.)
ASTARTE. Fu adorata Ifide nell’ Ifola di Cipro
.4put.t. fotto nome di Venere Pafia * creduta una medefima
!*"*..cofa con la Luna, come afferma Filocoro citato da Ma-
e.Sardit3. CrObIO, “ e per confeguenza con Ifide. Trovafi rappre-
e entata Venere in molte medaglie di Colonie fotto la fi-
gura di Aftarte tutulata, & in una di Fauftina minore
battuta da’ popoli di Cefarea in Paleftina tiene in una
mano la tefta di Serapide. Aftarte appreffo Sant’ Ago-
ab gudie ftino ° è I’ ifteffa Giunone : ma Plutarco ‘ infegna, che
libamarr ella fia una medefima con Venere avuta in gran vene-
razione dagli Egizi, e chiamata da molti Venere cele-
fte. Vedefi quefta Dea nella prefente immagine col fior
Loto in capo ftando in mezzo a due Amorini, uno de”
quali in atto di fcoccare 1’ arco ferma ella con la de-
{tra rivolgendofi all’ altro, che vola in sù tenendo una
face nelle mani. Finfero gli antichi Venere. madre di
due figliuoli; uno avuto con Mercurio chiamato Cu-
| pido fempre intento a ferire i cuori; e l’altro con Mar-
te detto Anterote Dio del riamare. Onde ella vien chia-
mata
27
mata da Ovidio. * Geminoram mater Amorum. E quefta «iP
medefima Dea vedefi in una medaglia della famiglia
Giulia riferita da Fulvio Orfino in un carto tirato da
due Amori. Platone? deferive due forti di Amori; il 4. use
rimo celefte così nominato dalla prima Venere figliuo- RI
la del Cielo: il fecondo volgare chiamato dagli Egizi
Pandemos ° figliuolo d’ un’ altra Venere nata di Grove: tar
e di Dione. Afferma Socrate * ritrovarli due idee , le , ;, ri
quali fignoreggiano l’uomo : la prima una cupidine del
piaceri nata con effolui tutta dedica al fenfo,e chiama-
ta libidine : la feconda acquiftata, & è un conofcimen-
to defiderofo dell’ ottimo; e del perfetto detto tempe-
ranza. Vedefi quefta Dea nella noftra gemma in atto
di accordare ambidue gli amori fermando ella la vio-
lenza del concupifcibile, e fartomettendolo alla tempe-
ranza del ragionevole ,
77.
ESCULAPIO con la tefta in faccia; e barbata s'
appoggia con ambedue le mani ad un baftone , a cui
d’intorno s avvolge un ferpe fuo folito fimbolo. Inta-
glio di perfettiffima maniera in una belliffima Cornio-
la, che pare un Giacinto.
78.
IGIA col ferpente in mano , a cui porge ella il
folito cibo in una patera. Intaglio in Corniola grande
eecellentilimamente lavorato.
10: i
IGIA fedente, con la mano deftra accarezza un
ferpente appoggiando il braccio finitro fopra il brac-
ciolo della fedia. |
D 2 SA-
flo Fneidy
UDE Éo
28
80.
SACRIFIZIO ALLA SALUTE, Il ferpente fim-
bolo della Salute avvolto intorno ad un’ albero apre le,
fauci per cibarfi del pafto, che la donna fedente gli por-
ge in una patera. Fu dedicato il ferpente ad Efculapio,
& ad Igia intefa per il buon genio della falute,
| dp;
SACRIFIZIO ALLA SALUTE, La Vittoria ala-
ta calca col piè deftro un globo, e diftende le maniad
un ferpe, che dal piede d’ una bafe fepolcrale forge.in
alto, porgendogli in una patera il folito cibo, Virgilio ©.
parlando dell’ arrivo di Enea in Italia alla vifta di un
ferpe apparfo intorno al fepolcro del Padre Anchife ot-.
timo prefagio della fua venuta deferive queft’ animale
cercando la liba nelle patere . |
Dixerat bec : adytis cum lubricus anguis ab imis .
Septem ingens gyros , feptena volumina traxit,
Amplexas placide tumalum, lapfufque per aras :
I Per . Ile agmine longo
Tandem inter pateras, © levia pocala ferpens,
Libavitque Dapes .
Allude la defcrizione di Virgilio alla noftra gemma,
nella quale oltre il fepolcro, e langue vedefi la Vitto-
ria facrificante per le future imprefe di quel Principe lie
gnificate con 1’ albero d'alloro, conformandofi a Vale-
rio Flacco ; il quale da' ferpenti prende un buon’ augu-
rio della felice imprefa degli Argonauti.
62. sh
EQUITA.. Donna in piedi con le bilancie nel
la deftra, e ’l cornucopia nella finiftra. Trovafi quefta
medefima immagine in una medaglia d’ argento di
Perti-
1a
Pertinace con lettere AEOVITAS. AVG. TR. POT.
COS. H. L’ Equità con giufte bilancie moderando le
azioni umane mantiene la concordia , e procura 1’ abbon-
danza . DE
03.
NEMESI col baftone in mano, e la rota a’ piedi.
Paufania “la dice figliuola della notte, e dell'Oceano jaltri 1.1.
della giuftizia, Il baftone fignifica la (ua potenza, gafti-
gando ella feveramente i perverfi, c premiando i buoni:
inalzando gli umili, & abbafsandoi fuperbi ; onde le fu
attribuita la rota, la quale volgendofi facilmente è fim-
bolo delle vicendevolezze umane, .
84.
NEMESI alata. Paufania deferive le Nemefi di
Smirna con l’ale a differenza dell’altre fue fatue , che nòn
l'avevano; e ciò perchè, com'egli crede, quelle erano
fpeffo invocate da gli amanti, i quali le davano l’ale di
Cupido,
I dr,
PACE. Donna alata porge con fa finiftra um ca-
duceo, fotto 1 quale vedefi un ferpe. Tale fi .rincon-
tra nelle medaglie d’oro,e d’argento di Claudio con
lettere PACI AVGVSTAE. Per il caduceo s’ intende
la pace conceffa alle provincie, & alle regioni fignifica-
te per il ferpente, i
86.
VITTORIA alata calca col più finiftro un elmb,
e ferive con la mano deftra fopra uno fcudo foftenen-
dolo con la tiniftra full’ albero della palma. Trovafi
quefta medefima Vittoria nelle medaglie di Vefpafiano
per memoria dell’ imprefa della Giudea.
VIT-
30
37.
VIT'TORIA alata ferive con la deftra fopra uno
fcudo foftenuto da una bafe . Intaglio di ottima ;manie-
ra in una belliffima granata di foria.
egli e
VITTORIA. TERRESTRE. Donna alata in pie-
di fopra un globo porta con la finiftra una palma, €
orge con la deftra una corona. Ta palma è fimbolo
ati» della vittoria, onde Apuleio “ la chiama Dea palmare :
b. de lau. Attollebant fiatuas Palmari Dea. Claudiano ® la defcrive
con la medefima palma.
Et palma viridi saudens, &° atmicta tropheis
Caftos Imperii Virgo. ta
La corona è propria de’ vincitori, come infegna Ovi-
eTrifii dio ° parlando ad Augufto.
Sic adfueta tuis Jemper victoria caftris
Nunc quoque fe praftet, notague figna pesat.
Aufoninmque Ducem folitis circumvolet alis,
Ponat © in nitida laurea ferta coma.
Il globo dinota la fua potenza , e fignifica la vittoria
terreftre. Quefta Dea dipingefi ‘alata, quafichè ella im-
prefti le fue ale agli uomini ,iquali vanno con profpe-
sin pang, ri fucceli. Latino Pacato .° Recte profettò germana illa
Piétorum Poetarumque commenta Vittoriam finxère pen-
nata, quod bominam cum fortuna euntinm non curfas eft,
Sed volatus. |
99. î IN
VITTORIA NAVALE. Vittoria in piedi fopra
un roftro di nave; tiene nella finiftra una palma, e nella
— deftra una corona, & il caduceo verga dae x) meri della
carni” felicità, e delle ricchezze, come canta Omero. ; n un
meda-
I
medagliorie di T'rajano Decio vedefi la Dea Felicità col
caduceo, il cornucopia , e lettere FELICITAS SAE-
CVLI. Le due mani giunte dinotano la pace , e la con-
cordia effetti della vittoria. Una medaglia con fimile
vittoria, ma fenza il caduceo, e le mani giunte, fu bat-
tuta a Vefpafiano, & a Tito per memoria della vitto-
ria navale contro i Germani.
1) £90G
GIOVE coronato dalla vittoria forfè per memo-
ria di quella, ch’ ei riportò contro i Titani.
91.
GIOVE E FORTUNA. Giove fedente appog-
gia la finiftra ad un’ ata , e ftende la deftra alla For-
tuna, che gli fta dinanzi in piedi: veggonfi di fopra il
Sole, e la Luna. Scrive Orfeo , che Giove è primo , &
ultimo di tutte le cofe. Fu quefto Dio intefo da’ Pla-
tonici per l’ anima del mondo, e creduto quella divina
mente, che ha prodotto, governa ,& empe di fe l’uni-
verfo. Virgilio. Jovis omnia plena. Servendofiegli del
Sole, e della Luna come di caufe feconde, e regolando
la Fortuna la quale dal fuo arbitrio tutta dipende. Af-
fermano i filofofi , che la Fortuna non ha poteftà al-
cuna, effendo fottopofta alla providenza , di cui ella è
femplice miniftra, come riferifce Macrobio .‘
92.
ECATE E FORTUNA. Finfero gli antichi Dia-
na triforme fecondo i tre differenti afpetti della Luna;
o perchè ella fu creduta la medefima con Giunone, Dia-
na, e. Proferpina onde Orfeo la chiamò ruscrtearor .
Aufonio.
Tergemina eff Hecate, tria vireinis ora Diane.
Por-
do Sato lio
Io CAP. 1$0
ho Hib. tlte
Lllad.
b. lib. 4e
HEneid.,
Le 1n Arcadi
dSati: «CAP.
199%
E. Od. CHA
di
Porta quefta Dea le faci , perchè in tempo di notte il-
lumina il mondo, e con la fua umidità nutrifce quefte
cofe inferiori , e produce l' abbondanza fimboleggiata
col modio fopra il'capo. Per il fimolacro della Fortu-
na accanto a quello di Ecate s° intende , che ficcome
quefta co’ vari fuoi afpetti manda quì giù varie influen-
ze, e caufa diverfi effetti : così quella mutando fpeffo
faccia moftrafi agli uomini ora favorevole , ora contra-
ria, immitando le differenti mutazioni della Luna.
92. pix
RATTO DI PROSERPINA. Vedefi efprefloin
uefta gemma il ratto di Proferpina: Plutone invaghi-
tofi delle bellezze della Ninfa la rapifce a' forza in un
carro tirato da quattro velociffimi cavalli: ella dolente
col volto avverfo, & il braccio ftefo ftride, & implora
1 aiuto delle compagne. Corrono intanto i cavalli; e
Mercurio infero col caduceo in mano, e 1’ ale a’ piedi
camminando avanti ’l carro regge le redini de’ cavalli, e
oli affretta il paffo. Molti fono i fenfi allegorici di que-
{ta favola: fotto di effa vollero intendere gli antichi la
difcefa dell’ anime all’ inferno ; la figura di Mercurio
rapprefenta il fuo uffizio di condurre l’ anime al regno
di Plutone, onde fuchiamato murîg-e Jyimuro Animaruni
dedutter. Omero “lo deferive così ; e Virgilio‘ attribuif=
ce anche egli quefto potere alla fua verga.
Tum virgam capit, bac animas ille evocat orco
Pallentes, alias fub triffia tartara mttit,
Dat fomnos , adimitque , © lumina morte refignat.
L'iftefflo fi cava da Paufania,‘ da Petronio ,° e da Ora»
zio ‘ parlando a Mercurio .
Ta pias letis animas reponis
Sedi=
33"
Sedibas , virgague levem coerces
Aurea turbam , Juperis Deoram
Gratas, © imis.
E perciò quefto Dio era da morienti invocato, L’ oc-
culto fenfo di quefta favola fpiegafi in queft’ altro mo-
do . Plutone appreffo gli antichi fignificava la virtù {o-
lare nel verno, come infegna Macrobio.* Inferi nomen
Soli dateò, quam inferiori bamifpherio, id eft , biemali-
bas fignis curfam fuum peragit : fuperi , quam partem 40-
diaci ambit affivam. Proferpina fu tenuta per le biade
feminate ne’ folchi della terra, overo fecondo Porfirio
citato da Eufebio , per quell’ occulta virtù , che ha il
feme afcofo di germogliare nella detta ftagione ; onde
finfero, che Plutone rapiffe Proferpina, e la portaffe in
inferno, cioè che Ja virtù folare confervafle nelle vifce-
re dellaterta il feminato grano. Per li quattro cavalli s' in-
tendono le quattroftagioni: il calato gittato per terra fi-
onificail verno privo di fiori, overo l’umido principio di
tutte le cofe . Mercurio conduce la quadriga , effendo uno
de’ fatelliti del Sole fecondo la dottrina di Macrobio ,°
& avendo quafi la medefima forza. Mercarialis, ©
Venereus orbis pari ambita comitati Solem, via ejus tam-
quam Satellites obfequantar: © ideo a nomnullis aftrono-
mia fiadentibas eamdem vim fortiri exiftimantar .
AMORE con la face inverfa dinota un’ amante,
il‘quale tenta di eftinguerei fuoi fprezzati ardori: ove-
ro fignifica la morte dell'amico, come dichiara Ovidio
piangente quella di Tibullo.
Ecce paer Veneris fert everfamque pharetram,
Et fraétos arcas, ©° fine luce faces .
E
_ AMO-
do SatLurs.
lib. 1, cafe
29.
b. Tin fowua
Scip. Izh< 25
cap. CO)
lle libs Ie
be Gerse Ze 9e
tag
95.
AMORE col tirfo,e ’] cantaro. Scrive Paufania, “che
‘Timilo in una fua ftatua pofta in Atene congiunfe Amore
con Bacco, e così vien figurato quefto Dio nella prefente
gemma tenendo il cantaro in una mano, e nell'altra il tirfo,
96,
ALBERO CON GENI. In quefta bella ,;& eru-
dita gemma vedefi fcolpito un’ albero con un vafo pie-
no di frutti, e tre fanciulli alati, uno de’ quali folleva
ambedue le mani verfo la fommità dell’ albero ; l’altro
fale fopra una fcala appoggiata al tronco del medefimo;
& il terzo giunto fopra ne coglie i frutti, L’ albero fu
tenuto da gli antichi per jeroglifico di tutte le virtà, e
per fimbolo della dottrina, e della fapienza, Prodaxit-
que dominus Deus de bumo ( dice il facro tefto.? ) omne li-
gnam palchram vifu , O ad vefcendum Juave : lignum
etiam vite in medio Paradifi, lionumqgue /cientie boni,
mali. Quefta fu.l’ opinione di quel dottiflimo Ebreo
Filone defcritto da S. Girolamo ° tra’ fcrittori ecclefia-
ftici, il quale fpiegando le fopra citate parole fcrive ri
trovarfi una fcienza contemplativa, e 1’ altra attiva: la
prima tutta intenta alla pura confiderazione dell’ogget=
to, come la geometria, e l’aftronomia: la feconda de-
dita all’ operazione, come fono l’ arti mecaniche. Ma
la virtù è contemplativa , & attiva, e fervendofi della
contemplazione, alla quale conduce la filofofia, & a-
vendo anche connaturale l’azione moftrafi in ambedue:
perfettiflima. E bellilima la contemplazione della vir-
tù, foggiunge egli , ma deve effere unita coll’ azione;
onde dice il facro tefto, che l’ albero è bello alla vifta
dinotando la contemplazione ; & è buono per cibarfi ,
° effen-
effen do il fegno dell’ufo e dell'operazione. Da quefte
parole la noftra gemma vien pienamente illuftrata . L'
albero fignifica la virtù: il fanciullo alato appièdi quel-
lo con le mani alzate pare tutto intento alla contempla-
zione nel modo defcritto da Plotino. “ Ipfe amor velut
frutta vefcitur vifione palchri ipfi mirifice circumfafa . Da
quefto fi comprende, che la vifta è affai più utile perl”
"Ao Ho Ze liba
So CAP «20
acquifto della fapienza, che l’ udito, il quale vi giova
folo per accidente , come infegna Ariftotile .? L’ amor
della fapienza fi finge fanciullo, perchè richiedefi la
7A Poft caps
wlto
femplicità del cuore per apprendere i fuoi mifteri. Con=
fiteor © tibi Pater Domine cali, &° terra, quia abfcon-
diffi bac a fapientibus , © prudentibus , & revelafi
ea parvalis. Si rapprefenta nudo , effendo affoluta-
mente neceffario fpogliarfi di tutti gli affetti, e penfie-
ri terreni per giungere all' acquifto della fapienza. Se-
neca.° Quam volueris veram bominis eftimationem vi-
dere, & /cire qualis fit; nudum infpice; deponat patri-
monium , ceponat © bonores, & alia fortune mendacia:
corpus ipfum exuat, © animam intuere, qualis quantuf*
que fit, alieno an fuo magnas. Per le due ale di que’
fanciulli date ancora da Platone * all’ anima s'intendo-
no l’intelletto,ela volontà, trovandofi quefta fempre unita
con l’altro, enon bramando mai il poffeffo del bello, e
dell'ottimo, fe prima non ne ha havuta una perfettiflima
cognizione . Dalla contemplazione fi paffa all’ operazio-
ne ,la quale fi moftra nel principio affai ardua. Litte-
rarnm radices amare, fruttas autem dulces,dice un an-
tico proverbio: onde fi vede nella prefente immagine
il fecondo fanciullo falire con grandiffimo ftento fopra
la fcala appoggiata al tronco dell’ albero, avverando ‘1
detto. E 2 | Vitti
Co Maittizro
de Ep. 29%
Lo in Phed»
6
Virtutem pofatre Dij fudore parandam .
Ma colla fatica, e la perfeveranza fi arriva finalmente
alla fommità dell’ albero a cogliere que’ frutti della fa-
pienza, e della virtù generati prima dalla contemplazio-
ne,e maturati coll’ operazione. Platone “ fu di quefto
2. 8 dele parere , quando defcrifle tre differenti amori: il primo
#°.. defiderofo de’ piaceri, e dedito al fenfo, e quefto con-
{ifte nell'azione : il fecondo contemplativo, & è un per-
fettiffimo conofcimento dell’ ottimo: & il terzo com-
pofto di tutti due, Per quefti tre Amori s’ intendono
ancora le tre facoltà dell’ anima, la concupifcibile, l' iraf
cibile, e la razionale : la prima delle quali Galeno ° fe-
guendo l'opinione di Platone ° mette nel fegato, la fe»
ti» conda nel cuore , e la terza chiamata volontà nel cer»
plac- capote
Slur vello,
97. I
CARRO D’ AMORE tirato da due pantere.
Amore fignoreggia ugualmente gli uomini , egli ani»
mali. Tibullo.‘ Ni
Ipfe quogue inter agros , interque armenta Capido .
— Natas, ©° indomitas dicitur inter aquas.
Alciato porta una gemma, nella quale vedefi Amore,
che frena due leoni attaccati alfuo carro fimbolo della
fua gran potenza ; onde cantò V irgilio.
Omnia vincit Amor, & nos cedamus Amori.
98,
AMORE, APOLLINE, E CENTAURO. Fu»
rono i Centauri atrribuiti al Sole, & a Bacco, Vengo-
no defcritti effemminati, & amici del vino ; onde nelle
medaglie, ne* baffirilievi, e particolarmente in due fas
mofillimi cammei dell’ Eminentifs. Cardinale Carpegna
o fi
delibs2oelete
e 6El, 10%
fi veggono tirare il carro di Bacco ; e nella prefente gem-
ma Amore conduce un Centauro nel trionfo di Apolli-
ne, il quale è il medefimo con Bacco: Lattanzio.“ Cor- ,.;14
<
fiat etiam Liberum , &° Apollinem effe, © Solem.
99,
AMORE ROTATORE. Perferire un cuore cru-
balibe Tal/08.
le a quella, che fi adopera oggidì da’ noîtri rotatori.
100.
AMORE, E DELFINO. Quefto vago Amoret=
to dimoftra il fuo potere fopra l’acque col fimbolo del
‘delfino: allude ancora all’ opinione di que’ filofofi, i
quali volevano che l’acqua foffè il principio, dal quale
derivaffe la prima generazione di tutte le cofe . Tiene
egli una chiocciola turbinata; e 1’ infpira col fiato, di-
notando, che l’ anima non è altro che fpirto, e vento,
come infegna Virgilio, par levibas ventis.
roi.
PRIAPO in foggia di Termine col tirfo: fu egli
creduto figlinolo di Bacco, e di Venere, in quanto ri-
ferifce Paufania ;°e nelle fefte di Bacco fcritte da S. Ago-
ftino ° fi portavano i falli. Narra Ateneo, che Pria-
po appreffo i Lampfaceni era ftimato l’i fteffo con Bac- Der di 7
co. Magno in hbonore babebatar Priapas in Lampfaco, .
quia ex epitbeto idem eft & Dionyfius fic diétus, ut tri-
umphus, & dythyrambas .
coinBeotic.
PRIA-
a. eCle 10
38
102.
PRIAPO, E AMORE. Vedefi Priapo coronato
dal Genio della generazione , 0 fia Amore , il quale por-
ta la palma in fegno delle molte fue vittorie fecondoil
detto di Virgilio.“ Omnia vincit Amor.
103.
SACRIFIZIO DI PRIAPO. In quefta gemma
fi rapprefenta il coftume antico delle donne di confe-
crare a Priapo veretri, e falli, contrafegni della gene-.
razione alla fua potenza attribuita.
104. | I
SILVANO Dio delle campagne , e de’ paftori tiene.
con la mano deftra la falce, e con la finiftra due canne, o
gionchi : il cane gli affifte perguar dia degli armenti, e
de’ frutti, effendo il coftume de’ paftori,& uomini di cam+
pagna tenere quefti animali ne' precoj , e nellovigne.
105.
SILVANO tra ‘due alberi avanti un’ ara, colla
ronca nella deftra, e nella finiftra il baftone ritorto, &-
alcune erbe. La ronca ffromento villefco per tagliar le
fpine , e potar le viti,e gli alberi fu propria di Silvano,
come ancora il baftone ritorto attribuito a tutti gli Det
felvaggi: l’ erbe, e gli alberi dinotano quefti effere un
Dio campeftre ; e per l’ara col fuoco accefo s' intendo-
no i facrifizi fattigli per la fertilità delle campagne.
106.
FORTUNA fedente col cornucopia e’l timone,
veggonfi di fopra due ftelle , e la Luna. Fu opinione de-
gli antichi, e particolarmente di Virgilio , che la Fortuna
reggeffe a capriccio il mondo, e difponeffe fenza regola
di tutte le cofe fullunari, perciochè egli la chiamò onni»
potente
potente. Omero al contrario nonne fa menzione nelle
fue opere, come offerva Macrobio, attribuendo QUE- 4. Sar. it.
fto poétala direzione, e l’ imperio del mondo al folo de- 5° !*
creto di Dio, il quale governa con fomma prudenza tutto
l’univerfo,
107,
URANIA. A quefta Mufa figlivola di Giove e di
Mmnemofine fu attribuita l’ aftronomia. Aufonio .° ru
Urania celi motus fcratatar, & aftra.
Ella con una bacchetta accenna un globo celefte , ferman-
dofi al fegno dello fcorpione per offervar Je fue influen-
ze: apparifcono difopra la Luna, ela ftella di Marte , a cui
è dedicato quefto fegno, fecondo riferifce Manilio,© | #54».
. +. Pagnax Mavorti fcorpias heret.
Lo Scorpione è umile, maligno , & ingannatore; ma ritro-
vandofi fotto il dominio di quefti due pianeti rende l’uo-
mo aftuto , e fagace nell’ imprefe militari s l'umidità della
Luna mitigando il furore di Marte,
| 1981
TALIA, Que’ altra Mufa ebbe la comedia fotto
la fua protezione , come infegna il medeimo Aufonio , ‘
Comica iafcivo gaudet fermone Thalia.
Bacco fu creduto inventore della drammatica poefia, di
giuochi della fcena gli furono dedicati : vedefi la fia fta-
tuetta infoggia di Priapo fopra un pilaftro,, come vien de-
fcritto da Luciano,' Priapos Greci,guos Phallos ipfi dicunt, e de Dia
Dionyfio erigunt , în quibus &° tale quidlam portant,
viros pata exiguos ex ligno effigiatos magna virilia babentes.
Sta la Donna fedente in atto penfofo, tenendo appog-
giata fopra i ginocchi una tefta di caprone animale fo-
lito facrificarfi a Bacco. Virgilio.
d E dylle
200
Bac-
Syre
rinenzia, Tot appellationes ejas poffunt effe, quot manera .
40
. + + » « Baccho caper omnibus aris
Caditar . |
109.
CANICULA. Donna ftolata in piedi tiene con la
mano deftra due fpiche, con la finiftra un piatto di frut-
ti: ha una ftella fotto i piedi, & una formica accanto,
con lettere CELcioè CEIPIOC. Quefta è la ftella det-
ta Canicula pofta nella bocca del cane celefte , benchè
Ioino la metta nella tefta del medefimo: il Sole acco-
ftandofele accrefce fommamente il calore, matura i frut>
ti, & avendo già procurato la raccolta de’ orani, dà cam»,
po alla formica di radunare lefue provifioni per il prof=
fimo verno,
| I10. i
PANTEO. Davano gli antichi a' lor Dei vari fim-
boli per fignificare le varie lor perfezioni, e perchè que-
fti fimolacri rapprefentano. molte Deità unitamente ,
vengono dagli eruditi chiamati Pantei.. Nella prefente im-
imagine l’elmo dinota Marte, Minerva, e Pallade: l’ale
la Vittoria, Nemefi, & Amore :il cornucopia l’abbondan-
za: iltimone la Fortuna: e le fpiche Cerere. Scrive Lu-
ciano, “ ch’ egli vidde nella Siria un fimolacro, il quale
aveva qualche cofa di Minerva, di Venere, della Lu-
na, diRea, di Diana, di Nemefi, delle Parche, e tutta-
via era veramente quello ‘di Giunone. Da quefto fi com-
prende, che gli antichi filofofi ammettevano un folo
Dio, e fi fervivano de’ vari nomi attribuitigli per fignifica-
re la moltiplice fua potenza, & i diverfi effetti ch'ella pro-
duce. Quecamque voles, illi nomina propriè aptabis , ({crive
Seneca © ) vim aliquam, effettumque caleftium rerum con-
TZ E E Te TETTE
se DITE 9 SE
44
| III. ;
PSICHE. L’ anima vien figurata da gli antichi
in fembianza di farfalla , o di fanciulla .con le ale di
farfalla: fu quefta tenuta; pet il fimbolo dell’ immorta=
lità dell’ anima, tanto perchè rinafce dalla fua propria
femenza immortalmente ; quanto per effere di natura
zerea sonde Virgilio parlando dell’ anima feparata dal
corpo umano la compara col vento., par. levibas ventis,
La figura che cori la mano attinge l'ale della farfalla,
e ferma il fuo volo. errante è fimbolo di quel Demo»
ne,che Platone afferma condurre, € ricondurre l’ anime
ne corpi. Circa la natura! di que’ Demoni differenti fi
trovano 1’ opinioni de’ filofofi: S. Agoftino * è di pa-
rere, che fiano aèrèiy e porta l’ autotità di Proclo , il quale
li crede di natura mezza fra' Tddio , e l’uomo, Pra;
clus inquit eos effe naturas medias inter Deum, I° bo-
minem. Scrive. Apuleio ;* che i. Demoni fono animali
razionali; agrei eterni, e foggetti alle paflioni dell’ ani-
mo: Calcidio appreffo Platone ‘ li dice fimilmente ra-
zionali ;immoortali; eterci, incoftanti, e deftinati alla guar-
dia dell’ uomo, & erano dagli antichi chiamati Geni,
a. de mate
Dam.&/rh
3.de Gentef,
Cape 10.
b*/sb, de S0-
crat. Dea.
e. în Timo
e Mani; come infegna Virgilio. Quifque fuos patitur Ma-
nes: e di quefti intende parlar Giovio, quando ferive
che Socrate , Plotino ; Apollonio Tianeo , Pietro Apo»
nénfe; Cardano , e Cornelio Agrippa ne avevano uno
preffo ciafcun di loro ; il quale di tempo in temporen-
devafi vifibile.. Ma Georgio Agricola ‘ ne mette in
tutti gli orbi elementari , e vuole che i terreftri fiano
i Pani, Fauni, Satiri, Silvani, e Ninfe; de’ quali dif-
fufamente parlafi nella vita del gloriofo Anacoreta San
Antonio Abbate. Pare che quefta opinione concordi
con
«a im elog.
e. de fubtere
animano
42 | |
con la noftra gemma, nella quale lo fcorpione fcolpi-
to accanto alla tefta della figura fignifica quefto De-
mone effer terreftre, e conferma il detto de’ Teologi,
i quali afferifcono, che i Demoni fono buoni per na-
tura, ma cattivi per la perverfa lor volontà, ed oftina-
zione, immitando lo fcorpione, il quale è maligno, & in+
«indifa gannatore, Ben è vero, che Luciano “ ferive trovarli
de’ fcorpioni aerei; e potrebbe darfi il cafo , che lo fcol-
pito nella gemma foffe uno di quefti , come anche il
Demone fecondo la dottrina più riceuta da gli anti>
chi: overo farà lo fcorpione celefte; il quale, come in-
fegna Manilio , ricevendo il Sole nella fia cafa fecon-
da la terra, e rende l’ uomo fiero, e bellicofo ritrovan-
dofi 1’ orofcopo nel fuo fegno. Quefta opinione è ftata
dottamente fpiegata dall’ eruditifima penna del fù Gio:
Pietro Bellori nelle fue annotazioni fopra le gemme an-
tiche di Leonardo Agoftini, ferivendo egli, che la far-
falla tiene ]' ale divine rivolte allo’n sù, mentre la ma»
no, overo il Demone folleva la parte divina , e. le ale
immortali , per le quali intendefi la fuperiorità della
mente , e della ragione, Per la perdita di quefto gran
uomo dourebbero piangere le Muféè, anzi tutta la Re-
pubblica letteraria : imperochè ha faputo egli con pen-
na d’ oro non folo vendicare dall’ ingiurie del tempo
le grandezze dell’ antica Roma, ricercandone i già po»
co men che perduti veftigi, e fvelare i più occulti fe»
| greti della iftoria colle fue eruditiffime note fopra l'una,
e l’altra colonna, baffirilievi, gemme, medaglioni, vite
de’ filofofi, e oratori, &c. Ma celebrando anche i fa-
mofi pennelli degli Eroi della pittura pieno di anni, e
di merito ha terminato le fue gloriofe fatiche con quelle
del
43
del divino Raffagle; ftimando egli .di-non poter più
adoperare degnamente la fua penna in cofe mortali,
dopo l’aver finito di (crivere la vita di quel gran mae.
{tro , il dicui immortal pennello aveva già refo la ftef-
fa natura gelofa de’ fuoi nobiliffimi parti , e timorofa
di vederfi in breve da lui piuttofto vinta , che imitata ;
112. .
BACCANTE nonforfennato , &' agitato alla fomi.
glianza di quelle Mimallonidi infuriate, ma quieto, e
forfe non ancora prefo dal furore di Bacco , tiene con
la mano deftra una tefta di caprone , la di cui pelle pen-
degli dal braccio, e con la finiftra il tiro. Del capro-
ne folito facrificarfi a Bacco parla Varrone.“ Quedam
pecudes cultura funt inimica, ac veneno, ut ifta, quas
diximus, capra : ba enim omnia novella fata carpendo cor-
rumpunt, non minimum vites, atque oleas &c. Sic fac-
sum , ut Libero patri repertori vitis birci immolarentar,
proinde ut capite darent panas, Lo fteflo fi cava da
Marziale *
Vite nocens rofà ffabat moriturus ad aras
Hircus , Bacche, tais viktima grata facris ,
113.
BACCANTE. Era coftume appreffo gli antichi
Greci di celebrare ogni tre anni I’ orgie ad onore di
‘Bacco; e tanto gli uomini, quanto le donne vi fcorre=
vano co’ capelli fparfi , vibrandoil tirfo, e facendo moti
incompofti, rinnovando in quefta fefta delle Menadi la
memoria. Virgilio.‘
0 +00 + ftimulant trieterica Baccho
Orgia.
F2 Que-
aì libe 1» de
R.R CAP20
b. lle Ze ef è
Ads
e. Enseidk
dibo do
44
Quefto Baccante porta fù ’l braccio la pelle leonina, e
con un calcio roverfcia il cantaro per terra, Della corona
fi è parlato al num. 17.
114
FAUNA (fcherzando falleva colla mano deftra un
bambino fopra uno de’ fuoj piedi, moftrandogli colla fi-
niftra un grappo di uva. Il baftone ritorto fu proprio
de’ Pani, Fauni, e Satiri, i quali fervivano alla lafcivia,
e biritiabra della fcena, come fi è detto parlando delle
mafchere fceniche,
11
JOLE. Fila Ercole pd crnatt femminilmente colle
| mefti della vaga, e delicata Jole, mentre quefta fi vede
con la clava , e la pelle leonina , come mirabilmente
cantò il Taffo, i
Mirafi Jole, con la deffra imbelle
Per ifcherno trattar l’ arme omicide,
E porta °l cuoio di leon, che o findra
116,
LIRIST'A. Dall'antico colti di cantar le lodi
degli Eroi intorno alle lor ftatue parlano Pindaro, &
Orazio. Trovafi tra le gemme di Leonardo Agoftini la
bella Citariftria, che fuona la lira,ed in vece della fi-
gura ignuda di qualche Eroe. collocata fopra un bafa-
mento , fi rapprefenta nella quì diffegnata immagine
quella d'una Donna, la quale potrebbe effere Saffo poè-
teffa, & inventrice del plettro, e verfo faffico. i
117.
LEDA, E nota la favola di Leda moglie di Tin.
daro Re de’ Laconi, della Td invaghitofi Giove fi
trasfor-
4
trasformò in cigno per goderla; Ovidio. }
Dat mibi Leda Jovem cygno decepta Parentem .
118.
PROMETEO vedefi figurato in quefta gemma
tenendo nelle mani un fcarpello , & un martello at-
tento a lavorar l' uomo per animarlo dapoi col fuoco
celefte, fecondo la favola, ela defcrizione di Luciano
Fu quefti figliolo di Japeto Re di Telfalia , e viveva
circa l’anno 2431 poco tempoavanti ’l nafcimento di
Mofe, come riferifce Eufebio. Lafciò egli la fucceflio-
ne del regno al fratello Epimeteo per darfi maggior-
mente allo ftudio dell’aftronomia, abitando fu 'l mon-
te Caucafo , onde ebbe origine la favola; che egli vi fol-
fe legato ad un faffo, ti)
TIO,
ACHILLE, E ETTORE. Contenti ancora non
erano i Numi tutelari della Grecia del futuro, & immi-
nente eccidio di Troja , {& prima non reftava atterrato
il famofo Ettore dall’ armi vittoriofe di Achille. Ma
che! baftante forfe non era quefta nobile vittima per
placar l’ ira celefte ? perchè tanta crudeltà verfo un ne-
mico eftinto?
Tantene animis caleftibas ira ?
Ecco ’l cadavero dell’ infelice Prencipe Trojano attac-
cato per li piedi al carro trionfale del Greco Capitano,
ftrafcinato d’intorno alle mura della Città affediata, e
dal corfo velocilfimo de’ cavalli crudelmente lacerato i
Trionfa fu ’l catro il feroce non men che. invitto Eroe
con afpetto fiero, e minacciante; portando ‘in tefta un
elmo rifplerndente;, ornato di crini fvolazzanti d’ oro,
tenendo nella finiftra un fcudo, & un’afta nella deltra
in
[
a.Etr.Hel/es
ad Parid.
b.dtal. Pro-
mietb. es 171
verbis «
46
in atto di combattere j conforme vien deferitto da Ome-
n.tut»r0.° Vedefi fulle mura di Troja la difperata Ecube :
pare di fentirla ftridere aprendo ella agitata, e dolente
amendue le braccia al cielo: accanto ftà Paride con la
tiara Partica in capo, ftende anch’ egli le braccia verfo il
mifero fratello , e fembra lagnarfi del funefto cafo. Sede
l afflitta Frigia in atto penfofo, e mefto abbaffando il
capo, & appoggiandolo fopra il braccio dritto per non
mirar le diforazie del fuo paèfe , e lo ftrazio de’ fuoi
valorofi Capitani,
“e 120.
MUTIO SCEVOLA.Rapprefentafi in quefto bel»
lifimo intaglio l’intrepida' fortezza di Mutio Scevola,
il quale fermando la deftra fulle fiamme ardenti in pre»
fenza del Rè Porfenna empì di terrore , e di fpavento
i fuoi nemici,
121.
M. CURTIO. E nota Ul’ iftoria di M. Curtio, il
quale per liberar la patria fi precipitò a cavallo nella
.varzas VOragine apertafi nel foro Romana,°
(af o6e ,
fib.s» co 122.
'TUCCIA VESTALE accufata falfamente d’ in*
cefto , volendo provare al popolo la fua innocenza, con-
fidatafi nella protezione di Vefta portò dalla riva del Te-
svalia» Vere un cribro pieno d’acqua fino al tempio della Dea .»
tb-be* Arrepto enimcribro Vefta inquit fi facris tuis caftas ferite
per admovi manus , effice ut boc bauriam e Tiberi aquant,
CO in edemtuam perferam. Audaciter, &° temere jattis vo-
ris Sacerdotis rerum ipfa natura celfit, La parfezione di
quefto intaglio corrifporide alla. miracolofa imprefa
dellaVetftale . | | 19h
| GA-
Tag. 47
GALEA DI CLEOPATRA, nella quale ella n2-
vigò per il fiume Cidno , quando venne a trovare M.
Antonio in Cilicia. Plutarco “ deferive la magnificen-
za di quella nave con la poppa d’oro, le vele di por-
pora, e li remi. d’ argento ,i quali fi muovevano a fuon
di flauti, e di tibie, Stava la Reina fotto ricchilfimo
padiglione veftita a fimilitudine di Venere : eranvi fan-
ciulli in forma di Cupidini: molte giovani nobili rap-
prefentanti le Nereidi, e le Grazie [tavano parte al ti-
mone, parte fi appoggiavano alle corde : e le fue ferve or-
nate di fontuofi veftiti empivano di foavi odori le rive
del fiume. Con quefta incredibile pompa fece ella la
fua reale entrata in Efefo più da trionfante con le pal-
me fopra le vele, che come rea di aver fomminiftrato
ajuto a Caflio . Carrebatar undique ( foggiunge Plutarco )
ad bujufmodi /pettaculam , jeratque per omnes fama Ve-
nerem pro utilitate Afie Bacchum illudere. Vacuè fackum
eft forum omniî maltitudine ad videndum difafa: Antonius
denique pro tribunali fedens pene folus relictus eft .
124,
FECIALE, Bellona fi rapprefenta in quefta gem-
ma con l’ elmo, e lo feudo in atto di vibrar l’alta, co-
me vien defcritta da Marziano Capella.
Hafta etiam vibrans penetrabile monfirat acumen .
Scrive Aleffandro ab Aleffandto,’ che fi vedeva davan-
self As9=
80/8
ti al tempio di quefta Dea una colonna detta bellica , ;.ux.s:
fopra cui ( volendo i Romani intimar la guerra ) il Fe-
ciale , o Araldo lanciava un’ afta. Qual coftume rap-
prefentafi forlè in quefto intaglio , partendofi il foldato
dalla ftatua di Bellona per denonziare la guerra a qual-
che nemico del popolo Romano.
GLA-
CAPe 120
gePbilip.s»
48
125.
GLADIATORE RUDEDONATO.. Parmi que-
fto gladiatore uno di que’ detti Mirmillioni, e Parmue
lari armati di feudi, e qualche wolta con l’ elmo; i quali
avendo fervito per un certo fpazio di tempo , o ripor=
tato un numero determinato di. palme erano liberati
dal popolo, & efenti di più combattere, ricevendo dalle
mani del Pretore una verga chiamata rzdis, dalla quale.
furono detti rudiari, erudedonati . Cicerone .* T am bos
nus gladiator radem tam citò accepifti. Nella prefente
immagine il gladiatore non porta in mano la verga,
ma bensì la palma caufa della fua libertà: onde nelle
teffere de’ gladiatori rudedonati e fpettatori dell’ altrui
combattimento trovafi fpeffevolte impreffa la palma .
raise
INFERIE. Solevano gli antichi‘ne’ facrifizi fune»
fli fai libazioni, & afperfioni di vino, latte, o di altro
liquore facro foprale ceneri de’ lor congionti , Tramiciz
e portavano a’ fepolcri varicibi; cioè fave, lattuche; pa»
ne; apio, e focaccie, credendo che i loro morti né aueffe-
ro di bifogno.Tali facrifizi chiamati PARENTALIA,ove-
ro FERALIA ( ad inferendis epulis ) fi facevano ogni an-.
no nel mefe di febrajo ; e vi fi fpargevano ancora rofe, e fio»
ri, come ne fa fede un’ antica inferizione di Ravenna. VI
QVOTANNIS ROSAS AD MONVMENTVM DE-
FERANT.Quefto coftume vedefì efpreffo in quefta bel-
liffima, & erudita gemma , ove il facrificante tenendo con
una mano il cornucopia pieno di frutti porge con l'altra
una patera in atto di far qualche afperfione ; e per dimo»
{trar quanto grata era quefta libazione a’ morti, fi vede
l’anima informa di farfalla volando fopra la patera per
parte-
49
partecipare anch'ella a que’ bramati facrifizi. Il calato
allude a’ mifteri di Plutone, cioè 2° facrifizi funefti, ef-
fendo egli riputato il medefimo con Serapide , fecondo
;1 teftimonio di Tacito, e di Clemente Aleffandrino , e ta-
je vien dichiarato dall’ oracolo appreffo l’Imperaror Giu-
liano, ‘
Rie Zevs , eîs AlSns sîs Haus esi Sdcams è
Unas Jupiter , unus Pluto, unus Sol eft Serapis.
127. un
DIOGENE Cinico dentro il fuo doglio col bafto=
ne, & il cane nel modo che fi vede fcolpito ne’ bafliri-
lievi antichi : così lo defcrive Aufonio.”
Diogenes cui pera penus , cai dolia Jedes ,
Additus eft juffa nunc canis Erigona .
La figura fedente rapprefenta alcun filofofo di que’
tempi.
128.
SIRENA. Anni fono, la bo: mem.del P. Agoftino
Lubin Agoftiniano allora Affitente generale di Francia
in Roma affai cognito nella repubblica letteraria per le
molte opere date da lui con fomma erudizione alle ftam-
pe volle fentir la mia opinione fopra la natura delle Si-
tene, & io per compiacere ad un tanto amico , € padrone
ferifi quefta picciola differtazione . Effendo le Sirene mo-
{tri favolofi diverfamente fi trovano rapprefentate da’
Poeti , alcuni annoverandole tra pefci , & altri tra uc-
celli. Ovidio feguendo la prima opinione le defcrive fra
L'onde del mare. ©
Monftra maris Sirenes erant , que voce canorà
Quaslibet admiffas detinuere rates.
G Alci-
&» Oras. do
b. in Diego
l libe 2. de
Arlo 6802
#4
go
acîn Emi: 'Alciato “le dipinge come augelli fenza ale, vergipi fenza
gambe , e pefci fenza mufo,
di Abfgne alis' volucres, © dio abfque puellas,
Rofiro abfque & pifces, qui tamen ore canunt,
Quis patat effe ullos? jungi nec' natura negavit
Sircnesfieri, fed potuiffe docent .
Illicium eft malier, que in pifcem defi nit atram,
‘Plurima quod Sechi: monfira, libido vebir,
Pare tuttavia, cheprevaglia la feconda Spinione, e lo ftef-
ppm fo Ovidio Je attribuifcela faccia di vergineto' piedi, ele
i da d’ augelli .
vobis ofrhalaides ‘ande
Pluma, pedefque aviam, cum virginis ora geratis
Claudiano defcrivendo la colera delle Sirene, allorche
dalle Mufe furono vinte , le rapprefenta con l’ale volando
erano
Gdo Difcedunt alia rapidis Acbeloides alis
si Sublate, ficuli latus obfedere Pelori ,
Accenfeque malo jam non impune canoras
In peftem vertere lyras.
inten Euripide -le dice figlivole della terra, elen mette fra gli
augelli. Igino Je dipinge col volto, ch parte fhperioi re
pos. Givergine, € l'inferiore di gallo: Plinio de numera fra
sposypin gli uccelli favolofi. Omero” le rapprefenta fedenti inun
'#. prato incantando colla foavità delle lor voci li viandanti: e
si, Platone? le deftina al moto delle sfere celefti in luogo del-
le Mufe, allequali fecondo Macrobio "era ftato attribui-
kisfeme to dapli antichi queft’ uffizio. Le Sirene furono tre fo-
pe» <.relle“Partenope ,*Lipiajio Lencofia. figlivole del fiume
Achelo, e della Mufà Melpomene, o fecondo altri di Cal-
liope ; una delle quali cantava, l’altra fonava delle tibie ,
e
e gi
e laterza della lira. Sirenes fecandain' fabalam tres , {cri-
ve Servio, “ în parte virgines fuerunt , dI in parte volu-
cres Acheloi faminis, ac Calliopes Mufa filia: baram ana
voce , altera tibiis , altera lyrà canebat . Da quefte parole
la gemma noftra viene illuftrata, vedendofi rapprefenta-
ta in effa una figura alata col volto, e la parte fuperiore di
vergine, ed il reftante d’ augello tenendo le tibie, una
delle quali ella infpira corfiato. T'ale rincontrafiin una
medaglia rariffimgdargento di Augufto con inferizione.
P, PETRON. TVRPILIAN. IHIVIR. nella quale in
vece delle tibie tiene una trombetta .
129. i
CARRO DI ELEFANTI. Delli carri di Elefanti,
e di quefti medefimi animali carichi di torri per rinchiu-
dere i foldati negli efserciti parlano molti autori . E da of-
fervarfi il condottiero colla face accefa in mano per mag-
giormente incitar colla vifta del fuoco la furiofa natu-
ta di queft’ animale ,
1390. |
CIRCO MASSIMO. Il Circo maffimo;le di cui
veltigia dalle radici del Palatino vanno dilatandofi verfo
I’ Auentino, prima deftinato da Romolo , e da Tarquinio
Prifco,e fatto disfacibile; dapoi fabricato ftabile da T'ar-
quinio fuperbo, ornato da Augufto, già da più lati ca-
dente fu da Trajano con gran fplendore riftorato, .ac-
crefciuto, e di vari ornamenti arrichito. Conteneva una
lunga muraglia con un’ obelifco nelmezzo alto centotren-
tadue piedi dalla magnificenza di Augufto fattovi con-
durre ataleffetto di Jeropoli città d' Egitto, e tre mere
per ciafcun capo dieffa. Veggonfi nella prefente imma-
gine molti fimolacri, & altri ornamenti fu un mafliccio
G 2 ftac-
asiîn lib. Se
Aneide
fe ib, So
b. libe de
Spuliace
C4 Dom
$2
ftaccato tra le fudette mete un'ara, un leone, una co-
lonna con l'ova in cima de’ Caftori, un portico orna-
to di delfini nella fommità , & un tempio dedicato al
Sole , overo al Dio Confo riputato il medefimo con
Nettunno equeftre così detto fecondo Diodoro , “ Ob
equeftris rei fcientiam ab eotraditam. Per Cibele inten»
devano gli antichi quella poffanza divina chiamata co
munementela natura, fenza la quale non è poflibile di
operare : per li delfini, & il leone la velocità ,e forza per
confeguire il defiato premio della gloria, L’ ovo vi fu
pofto in memoria del nafcimento di Caftore, e di Pol.
luce , i quali corfero i primi co’ cavalli defultori ne'
giuochi circenfi; e la Vittoria , acciò foffe propizia a'
corridori. Correvano le quadrighe, e le bighe da le-
vante a ponente ad imitazione del Sole nel zodiaco, a cul
fu principalmente confagratoil Circo , afpirando ciafcue
na di effe con la velocità del corfo di giungere alla bra»
mata meta. Un uomo a cavallo, e l'altro a piede pajo-
no co’gefti incitarle maggiormente alla vittoria; affrettan-
dole il corfo, Dodici erano l’entrate del Circo, e fette le
mete , &i termini fecondo i dodici fegni, &i fette pianeti |
il luogo , di dove s'incomminciava il corto, intefo oggidi
col nome di moffa chiamavafi carcere. Le quattro liuree
de’ corridori fignificavano le quattro ftagioni : il color
verde dinotava la primavera , il rofato l’eftate , il bianco
l’ autunno, & il fofco il verno. Tertulliano ° affegna il
bianco alverno per la fimiglianza di quelcolore con le
nevi, che coprono la terra in quella ftagione , Aggiun»
fe Domiziano altri due colori alli quattro fopradetti , uno
d’oro, el'altro d’argento: ma furono tolti dopo la fua
siae inf. morte, come narra Sifilino ; © e di nuovo fotto l'Impe»
rio
| 53
rio di Severo introdotti. Dividevanfi alcune volte i cor-
ridori in due fole liuree , una verde di prato, e 1’ altra
verdiccia marina , quefta da’ ftudiofi della navigazione
protetta , e quella da que’ dell’ agricoltura, Il circo mal -
fimo conteneva poco meno di mezzo miglio per lun-
ghezza, & un’ ottavo di larghezza 3 e potevano dimo»
rarvi fedendo cento cinquanta mila perfone.
131,
BIGA. Correvano nel circo le bighe inventate da'
popoli della Frigia , ficcome le quadrighe da Erittonio
Rè d’ Atene figliuolo di Volcano. Plinio, * Bigas pri-
mùm invenit Pbrygum natio , quadrigas Ericbthonius , Le
bighe erano confecrate alla Luna , e le quadrighe al Sole.
TrovanG ambedue nelle monete confolari guidate da
una Vittoria alata, e vengono chiamate Vittoriati dall’
impreffa immagine, come infegnano Varrone, Livio,
Cicerone, © e Plinio.® Qui nanc Vidtoriatas appellatur
( ferive quefto ) lege Clodia percuffus eft ., .. Eft au
tem fignatas victoria, & inde nomen,
1 192,
DESULTORE con la palma in mano contrafe-
no delle vittorie ottenute ne’ giuochi circenfi. Salta-
vano i Defultori con fomma velocità nell’ impeto mag-
giore del corfo fopra l’ uno , e I’ altro cavallo alterna-
tivamente, come vengono deftritti da Budeo feguitan-
do Tito Livio. Erant Defultores, qui duos equos abfgue
ephippiis agitantes ex alterno in alternum fubinde mira
pernicitate defiliebant,
133.
GENI GIUOCHI, Scrive Filoftrato , che molti fo-
no gli Amorifigliuoli delle Ninfe, perchè molte fono le
cofe
de liboy.cafe
$6:
bi lib. ar.
Ce pro Forte
de da 33-6GPo
2°
cofe amate da gli uomini. Quefte parole illuftrano il
prefente intaglio in una bellillima pafta di color celeite
fcolpito con fingolare artificio, ove fono effigiati molti
‘ Geni lottatori, e pugili in forma di Amori con leale,
Tra quefti fe ne vedono due, che fanno l’ uffizio di Pro»
cimnafti , o Prefetti della lotta con la sferza in mano:
uno, che fà rotolare un cerchio : & un'altro, che porta la
corona ,e la palma premi propofti alli vincitori. Sopra
due bafamenti fono collocati altri due premi, cioè un
dardo conl’arco, & uno di que’ vafi foliti darfi ne giuo»
chi Olimpici, e Pyti. Evvi un'altro Genio con la taz-
za in mano appreffo un vafo pieno di liquore deftinato
per rinfrefcare i lottatori. Tale efercizio praticavafi ne'
ginnafi, & era proprio de’ fanciulli nobili. Una pafta fi-
mile di color d’ ambra fi vede impreffa tra le gemme
di Leonardo Apoftini, al prefente poffeduta da Monfig.
Leone Strozzi, nel di cui mufeo fi confervano molte co-
fe fingolari e pellegrine degne della fomma erudizione,
e del nobiliffimo genio di quéfto virtuofiflimo Sgnore,
194:
GENI DE?’ GIARDINI. Siccome crovanfi la Dea
Flora, e la Dea Pomona; quefta de’ frutti, e quella de’
fiori: così ancora fi veggono effigiati in quefta bellifli-
ma gemma due Geni tutelari de’ giardini foftenendo in.
alto un caneftro pieno di fiori, e di frutti,
I a |
CACCIATORE. Fra’ fervi erano anticamente an-,
ctr3$ numerati i cacciatori. Ulpiano. “Si i# agro venationes
Srum' lu: fint è puto, venatores quoque , dI veffigatores, © canes;
CO catera, qua ad venationem funi neceffaria , inffrumen»
to contineri. Quefto cacciatore in abito di fervo porta.
fulle
55
fulle fpalle un baftone ; alle di cui eftremità fono attac-
cati due lepri nel modo oggidì ufato da’ noftri facchi-
ni, appoggiando una mano almedefimo baftone, e te-
nendo con l’ altra un’ anetra : feguita un cane con la
tefta alzata verfo il cacciatore, quafi rallegrandofi della
buona caccia fatta dal padrone.
| 196.
SOLDATO A CAV ALLO conelmo, afta, e cli-
peo per la figura tonda detto ordîs con una ftella fcol-
pitavi in vece d' immagini, delle quali i clipei , & i fcu-
di erano fovente ornati. E da offervarfi il cavallo fenza
briglia e ftaffa conforme quello di M. Aurelio in Cam-
pidoglio |
137.
ABRAXAS con la tefta di gallo, &i piedi in fog»
gia diferpenti, tiene in una mano lasferza, e nell’ altra
win feudo con lettere 140, Dall’ empio Bafilide, e fuoi
{settatori fu intefo Abraxas per il Sole, e perciò rappre-
fentato con la tefta di gallo. Queft’ animale versare
lucis prenantias fu dedicato al Sole, perchè, come in-
feona Paufania, “ annunzia con il canto il ritorno di
quefto fonte di lume. Gallinaceam Soli facram avem
celebrant , quod canta Solis reditam nantiet. Ovidio at-
tribuifce a’ Giganti nella guerra contra Giove ferpenti in
vece di piedi.
Terra fero x partus immania monfira Gigantes
Edidit, aufaros in Jovis ire domum.
Mille manus illis dedit, © pro cruribus angues,
Aique ait; in magnos arma movete Deos.
GliEgiziintefero per il ferpente la forza fecondativa del
Sole , il di cui annuo corfo numerato fi contiene nelle
lettere
«de in ela
b.Faftor
lib So )
$6
lettere delnome Abraxas, come offerva S. Girolamo.
sferza fignifica la protezione promeffa da quel moftro a'
fuoifettatori,effendo ftato il coftume degli antichi di met-
tere la sferza in mano a gli Dei averrunci per difcaccia-
re i pericoli: e lo feudo ferve per difenderli dall’ infidie
de’ nemici . La parola 149 frequentiffima in quefte figu-
re interpretafi del nome di Dio , in quanto riferifce S.
Epifanio parlando de’ Gnoftici. In fapremo ( inguiunt)
‘orbe refidet 4» : e Macrobio. “ Dic omnium Suprema
Deum effe 140 . Eufebio + per quel nome intende la fu-
n.Satlib.te
h. de prep.
eu, fb 4> prema potenza di Dio, con laquale egli conferva l’ uni-
verfo uo eft falus, boc eft, Dei falutare. Le lettere d°
intorno ponno ben chiamarfi vocam prodigia, come par-
sim ep. la Petavio ,° ix quibus conflictari negne otinm , neque ope-
puebrae ne pratium fit. Dall’ altra parte della gemma intagliati
fono alcuni caratteri, o fegni magici con lettere AAQNAL.
Credevano quefti Eretici , che fi trovaffero fette fpiriti
prefidenti a’ fette pianeti, fra’ quali Adorai vien con-
sizes numerato da S. Epifanio.° Li altri erano I40 , Saclan,
tas Seth, Daden, Jaldabaloth, e Sabaoth .
1398.
ABRAXAS. Le quattro ale dinotano le quattro
ftagioni dell’ anno , di cui Abraxasè il imbolo . Gli Egi-
zi fingevano alato il fimolacro del Sole, le cui penne, co-
.. sani. me infegna Macrobio , ‘erano di due colori, chiaro quan-
x." do egli circonda la parte fuperiore del zodiaco, e ceru=
leo, quando gira per la parte inferiore fcorrendo i fegni
jemali. Dal lato avverfo della medefima gemma leg-
gefi vortice , il qual’ era fecondo i Gnoftici uno de’ tren-
tafei decani prefidenti al zodiaco. Salmafio. Unus ex
triginta fex decanis, qui omnem xsodiaci po/fident circulum,
eorum
eorum autem figuras curabant in gemmis fculpendas, nt
e[fent pro amaletis, |
199.
ABRAXAS. Il ferpe, che fi volge in giro mor-
dendofi la coda, è fimbolo del perpetuo avvolgimento
del tempo, e dell’ anno. Icaratteri, che formano una
foggia di catena dinotano il congiungimento , o fia con-
neflione di tutte le cofe richiefta , anzi neceffaria alla per-
fezione dell’ univerfo, come parla Trifmegifto . « Il So- sir Afee.
le vien dichiarato col nome Abrazas, le cui lettere con-
tengono il nome dell’ annuo corfo di quel pianeta, fe-
condo riferifce S. Agoftino parlando de’ fettatori dell
empio Bafilide. Trecenzos fexaginta quingue celos effe
dicebant,quo namero dierum annas inclauditar.Unde etiam
quafi fantum nomen commendabat , quod efl, Abraxas:;
cujusnominis littera fecundum gracam fupputationem eun-
dem numerwin complenti Scrive S. Epifanio, che la pa-
rola w» fra’ Bafilidiani fignificava il nome fantiflimo di
Dio, il quale adoravano fotto Ja figura del Sole.
| 140.
osre. Adoravano i Gnoftici quefta immagine fe-
condo il teftimonio di S. Epifanio , e per ciò furono chia-
mati Ophite. Queft' empia fetta attribuiva al ferpente
la cognizione di tutte le cofe affermando , che da lui
avevano gli uomini imparato la fcienza del bene, e del
male. Qui Ophite nancupantar (Scrive Tertulliano )
Serpentem magnificant intantum , at illum etiam ipf Chri-
fio preferant: ipfe enim ,inquiunt, fcientiam nobis boni O
mali dedi. Moyfes exaltavit ferpentem in deferto, quem
Chbriftas imitater in Evangelio dicens. Ita exaltari opor=
ret filiam bominis. 11 ferpente effendo fimbolo del Sole
si rappre-
53 I
rapprefentafi in quefta gemma con latefta radiata, e la
faccia di leone, avendo il Sole maggior forza , e ferven-
do con più potente calore, quando fi trova in quefto
fegno ; e per ciò gli Egizi chiamarono il leone domici-
lio del Sole. Dalla parte avverfa (colpiti fono alcuni ca+
ratteri non intelligibili con quefte lettere kvormic; il qual
era uno de’ trentafei decani prefidenti al zodiaco.
141. |
GALLO DI MERCURIO con le fpighe. Fu
- quefto animale per la fua vigilanza confagrato a Mer-
curio , il quale credevafi accrefcere il gregge , e le biade
principali ricchezze degli antichi.
| 142.
GALLO DI ESCULAPIO, La medefima vigi-
lanza neceffaria a’ profeffori di medicina fece dedicare , €
facrificare queit’ uccello ad Efculapio ; onde Socrate
diffe morendo di effer debitore: a quefto Dio..d’ un
gallo.
CONCORDIA DE?.GALLI. Le due mani con-
giunte dimoftrano la concordia’, e la fede; e trovanfi
frefie volte medaglie degl’ Imperatori con lettere CON-
CORDIA EXERCITVVM.. FIDES EXERCITV-
VM. La concordia fimbolo di pace, promove la fertili-
tà dichiarata con la {pica} e dà campo a’ mercantidi traf-
portare i grani facendone un fruttuofo, & utile commer-
cio.fignificato co’ Galli.
i 144.
iwsveGALLO .fopra un modio pofa un piede fu Je bi-
lancie, e 1’ altro fopra un cornucopia, & una fpica. Fu
tenuto quell” uccello per il prefago della felicità publi-
Cas
ca, e dell'abbondanza , trovandofi pefi antichi fegnati
coll’ impronto del gallo,
È rag” |
GALLO , E FARFALLA. La farfalla è fim-
bolo della continova generazione , ficcome il gallo del
‘Sole autore ‘di quella: il papavero dedicato a Cerere. di-
‘nora la fecondità , € la fertilità per i molti femi rin-
chiufi in effo til cornucopia fig nifica la felicità ,e le ric-
chezze, come offerva Dione ,‘ parlando della Fortuna.
93 Sì TÙs Apuane as nt gas AI MOZZI 7ì #6) F0daspoyiar . E il cor=
no d'Amaltea indica il dono de' beni, e la felicità. La fpi-
ca fopra il globo dimoftra l'abbondanza nel mondo »-
ASSI ut ;
GATLO' VINCITORE. coronato dalla Vittoria
nell'atto di'caritare il fuo trionfo : così vien defcritto da
Plinio ® narrando , che i galli fono pronti al combatrti-
mentoze vedendofi vittoriofi cantano nell’inftante me-
defimo della vittoria. Quod fi palma contigit ,ftatim 1n
vidoria canustt feque ipfi Principes: teffantar .
147. ,
CARRO DELLA VOLPE, che frena , e sferza
due galli attaccati al fuo carro. Per facilitar 1 imprefe ,
richiedefi l’aftuzia unita ‘con la vigilanza,
148.
AQUILA, È GALLO. Cammeo di più colori. La
forza unita col coraggio, e anche con l’ eloquenza ren-
de l'uomo invincibile .'
149. |
AMORE ftrozza' un gallo forfe per gaftigarlo del-
la fua importuna vigilanza contraria agli amorofi dilet=
ti, mentre egli annunziando il giorno fepara oli amans=
Hz ti:
e Orat. 64;
b. h.10, cap
Zle
si
60
ti: overo per effer ftato poco vipilante , e tardo ad an-
nunziare il ritorno del Sole , lafciandogli (coprire gli
amorofi amplefli di Venere, e di Marte.
150,
ERMA, E GALLO, Le figure in foggia di
Termine quadrato fenza braccia, e piedi dette da’ Latini
Hermi, d° Herma,che folevano metterfì nelle crucea-
te di ftrade erano dedicate a Mercurio, come infegna
ai int38 Servio.* Mercurium, qum in monte nera rasenta
Sent, manus ei amputaverant, unde & ipfe Cylienias È
mons dicuntar» namque Grace Kina. aligua matilatos par-
te corporis dicunt, unde etiam Hermos vocamas quofdam
Fimulos in modun (A ignoram fi fine manibas. Scrive Macro-
1. sanm.1 DIO,” che Mercurio è una medefima cofa col Sole; e
ge: che i quattro lati del'Termine fignificano le quattro par-
ti del mondo,o le quattro ftagioni; overo i due equi.
nozi, &.i dine folftizi, 11 gallo: era dedicato tanto al
Sole , quanto a Mercurio, effendo animale calidifiimo ,
e proprio alla gènerazione, Ivalo dinotal’ umido prin»
cipio di tutte le cofè,
1$1,
AQUILA COL, CADUCEO, La forza unita con
Y eloquenza potrebbe acquiftare 1’ Impezio del mondo
fignificaro forfe con le due lettere IM. le quali poffono
ancora fpiesarfi, PAS MERCURIUS,
s2.
AQUILA. E LEPRE. L’ aquila, che sbrana la
lepre fopra un' ara manifefta la violenza, che prevalen-
dofi della debolezza, e della timidita del nemico tenta
tutti i modi per opprimerlo, non portando ne meno rife
petto alle cofe facre,
PAVO.
6r
153.
PAVONE; Il pavone, & il tirfo furono fimboli
di Giunone, e di Bacco creduti li medefimi con il So-
le, e la Luna principi di tutte le cofe , & autori della
fertilità, e dell'abbondanza per tutto il mondo fignifica-
te con il cornucopia, & il globo,
154.
CORVI: DI APOLLINE, Quefti uccelli erano
confagrati ad Apolline: pofano i piedi fopra il turcaffo
di quefto Dio, & uno di eli porta nel becco una frezza
tenendola dalla parte del ferro, per dinotar, ch’ effen-
do egli uccello aufpicatiffimo , e di buon’ augurio non
può prefagire cofè funefte ,
15)»
CORVO fopra un 1 circondata da un ferpe,
con lira, cornucopia, e globo, Queft’ uccello dedicato
ad Apolline, come fi è detto nell’ antecedente numero,
pare che voglia prefagire l’ abbondanza, e la fertilità nel
mondo, Il ferpe fi annovera parimente fra’ fimboli di
. quefto Dio, fecondo la dottrina di Omero, e di Virgi-
lio. La lira fionifica il moto delle fette sfere , e vien
pofta dalli Aftronomi tra’ fegni celefti.
ro,
GRIFO animale favolofo compofto dell’ aquila,
e del leone, e dedicato al Sole sonde trovafi nelle me-
daglie di Gallieno con lettere APOLLINI , CONS, AVG.
Favoleggiarono gli antichi, che quefti animali {cavaffe-
r0,€ cuftodiffero l'oro combattendo contra gli Arimaf-
pi popoli della Scitia, perchè il Sole colla forza de fuoi
raggi purifica quel metallo nelle vifcere della terra.
CAVAL-
62
I 59.
CAVALLO PEGASEO creduto figliuolo di Net-
tiinno, e di Medufla, e tenuto per fimbolo della fama,
‘© della gloria, v
iii 158. |
CANCRO. Pertavano gli antichi quefto fegno
celefte fcolpito negli anelli come amuleto favorevole
contro gl' inimici mettendoli in fuga, Opinione fu de
Platonici, ‘che I’ anime defcendeffero in noi perle por-
te del cancro , onde fignificava appreffo loro il natale
degli uomini, PE |
r59.
MARTE COL CANCRO. Benchè il cancro fia
creduto confarfi più con la natura della Luna, che del
Sole, o di qualfivoglia «altro ‘pianeta , per eflere egli
freddo, umido’, aqueo , notturno, e femineo 3; pare tut»
tavia , che ‘inclini molto a Marte, come offerva Ma-
nilio. * st
‘Cancer ad affiva fulget faffigia zone,
Tunc © bella fero trattantur Marte cruenta.
Il ‘cancro è fimbolo della prudenza militare, e fi legge
in Oppiano ’ un efempio dell’ aftuzia di queft’ animale
in far preda dell’ oftreca.
Conceffa ex alto folers prudentia cancro ;..
Cui parta eft, dulcis magno fine preda laboré .' |
Oftrea diftendit teftas, & clauftra recludit
Portarum, pafcitgue lutum fcopulifque repanda
Guifcit aquas : parvam madida de rupe lapillum
Obliquus tollit cancer s'obelifque recurvis
Continet, in seftis lapidem dimittit apertis ®
Affidet, atque epulis letus faturatur amicis .
, tai Non
6
Nor potis ef nexa geminas occla dere lances
Ofirea , nam latis portis fejunéta debifcit ,
Et moriens fataram cancrum , letumque relinguit .
Per Marte, che calca col piè il cancro , Ss intende , che
neli' imprefe militari devefi caminar con paffo lento fe-
condo il detto di Ennio parlando di Fabio.
—. Unus bomo nobis cantando reftitait rem .
| ; 160
SCORPIONE fegno celefte fotto la tutela di Marte. 4 zb.2.0er.
Manilio. ‘ sa
i... Pagnax Mavorti fcorpius beret.
La fuperftiziofa figura dello fcorpione fcolpita nelle pie-
tre degli anelli con offervazione di Lune, e Coltellazioni
celefti fu in ufo appreffo gli Arabi , come narra Scali
gero ferivendo che Ali Aben Rodan guarì un’ vomo dal-
Ja puntura dello fcorpione con la fola figura di effo im-
-preflfa in un grano d’incenfo.
161.
SCORPIONE; E STELLE. Le tre ftelle (colpite
in quefta gemma alludono alle tre decanie dello fcor-
pione ,'la prima dominata dal capricorno , la feconda
dall’aquario , € la terza dalli pefci fecondo fcerive Ma- 4 sive
b 3440
Scorpias in prima capricornam parte locavit:
Alterias dominum qui nomen fecit ab undis:
Extremas voluit partes fab pifcibus effe .
nilio.
162:
SCORPIONE, E LUNA. Delli dodici fegni del
zodiaco fei fono del giorno , e fei della notte : di que-
ti ultimi è lo fcorpione ,. come offerva lo fteffo Mani- clihaon
(i ‘
lio. I
53 Quin
a lik.2.000
35»
b libego Der.
$63»
c Sat. lib.ts
CAPe 41.
64
Quin etiam fex continuis dixere dinrnas
Caftris effe vices , qua funt a principe fieno
Lanigerì è fex a libra notturna videri.
Onde rapprefentafi in quefta immagine la Luna fra le
branche dello fcorpione mitigando ella col fuo umido
la rabbiofa natura di queft’animale,
1-09, i
SCORPIONE, E SAGITTARIO. L'odio, che
porta lo fcorpione al Sagittario ; ha indotto qualcuno a
comporre quefll’amuleto per riconciliarli nell’Orofcopo <
Promettono amenduni grandezze , fortune,e vittorie ;
ma con quefta differenza , che I’ Orofcopo nel fegno del-
lo fcorpione viene a far l’vomo maligno, e traditore fe-
condo Manilio, “
Scorpius afpergit noxas fub nomine amici.
Ft il Sagittario minaccia quelli, che fono nati fotto di
lui, di tradimenti, & inganni, come offerva il medefi-
mo Manilio, °
Sel nimium indalgens rebus fortuna fecundis
Invidet in faciem, fewitgue afperrima fronti.
Onde il Sagittario per divertire altrove quefte cattive in-
fluenze vuol renderfi amico lo {corpione. Potrebbe dirfi
ancora , che lo fecrpione avendo qualche relazione col
Sole , in quanto riferifce Macrobio , ° rapprefentafi in
mezzo dell'arco, e della frezza di quefto Dio, per darci
ad intendere , che il Sole ad imitazione dello fcorpione
benchè languido nel verno ripiglia maggior forza, e fer-
ve con più potente calore, quando ritorna nell’ emisfero
fuperiore,
164.
SCORPIONE, E LIBRA, Anticamente non fi cons
tava
è 6
tava il fegno della libra tra’ dodici del zodiaco , "e le fit
branche dello feorpione lo formavano , occupando egli
illuogo di due. German. in Arat.
145, 90098 RP Ra majoren
Scorpius binc duplex quam catera poffidet orbem
Sidera, per chelas geminato fidere falgens .
e Manilio . * o ba lib. 20
; ; i di o vef.258.
Scorpias in libra confumit brachia .
Lo fcorpione non ama fegno alcuno , ma benfi è amato
dalla libra ; fono amendue fegni benefichi , e quelli che
gli hanno per orofcopo, otterranno comandi , dignità fU- ,. 1/5,
c lib. de verfe
preme, magiftrati , c faranno fortunatiffimi . cpl pt
165.
SCORPIONE, MOSCA, E FORMICA. La mo-
{ca tra le branche dello fcorpione annunzia proflimo il
verno, allorche ‘in quefto fegno commincia ella a fparire,
e la formica ritirandofi nelle fue grotte: và goder le provi-
fioni accumulate nell’ eftate. Onde quefta immagine pa-
re fcolpita per liberarfi dalle mofche, e dalle formiche, ri-
ducendole con quefto talifmano nello ftato , che fi trova-
no fotto il fegno dello fcorpione,
166.
SCORPIONE , E LEONE . Il leone animal de-
dicato al Sole è defiderofo d’imperio, non fottomettendofi
ad alcuno ; e l’orofcopo in quefto fegno fa l’vomo magna-
nimo. Lo fcorpione al contrario è maligno , e traditore,
come fi è detto al numero 161. onde quefto amuleto con
l’efaltazione del leone fopra lo fcorpione portavafi contro
i tradimenti.
, 167.
SFINGE, E SCORPIONE. L’AfricaconlaLibia,
I &
66
stuons. & lato dell'Egitto ritrovandofi fotto il fegno dello fcor-
716 © pione, come offerva Manilio, ‘ vien figurata con quell’ani-
male ; e tale rincontrafi nelle medaglie di Adriano. La
Sfinge col volto di Vergine , & il corpo di leone di notava
appreffo gli Egizi la virtù folare, che dà principio, e fa
terminar l’ inondazione del Nilo in quefti due fegni.
168.
SEGNI CELESTI. Quefto è un’amuleto fotto il pia-
neta di Mercurio, & i fegni dello fcorpione,e de’pefci con-
i la fterilità,efflendo quefti due fegni fecondi . Manilio .°
as Fecundum eft propriè cancri genus : acer &° icla
Scorpias, &° partà complentes aquora pifces .
& altrove “ defcrivendo il fegno de’ pefci.
Éè ho verS.
str Nec folus faerit geminis fub pifcibus ortas :
Frater erit, dalcifve foror , materve deorum .
2a. Della fecondità dello fcorpione parla Plinio .° C#jus cas»
oss da fempereRinidta, mulloque momento meditari ceffat , ne
quando defit occafioni ; ferit ex retto, &° inflexo; vermicalos
ovoram fpecie parit. Lo fcorpione prefide a quella parte
o. Mani del corpo, che ferve alla generazione, ‘
100 20 DEYSo tivo ° CI
46% - ++. + + + Scorpins inguine gaudet.
E fi trovaintrigono co’ pefci , de’ quali egli ha l’afpetto .
Id. like 2 : : È
‘dra . +. + + + + Pifces ad fcarpion acrem
Direxere aciem.
L’ orofcopo nel fegno de’ pefci paco differente di quel»
lo nello fcorpione viene a far l’uomo incoftante , ed ine
g.1a.5b» gannatore, € ficcome .*
qverf. 635° s Ù : È di
Scorpius afpergit noxas fub nomine amici .
b. 1d..libe de N , . ° «f° b
vers.636 Così ancora de’ pefci ferive lo fteffo Manilio.
At quibus in lucem pifces venientibus adfunt >
His non ana manet femper fententia cordi:
Cont»
67
Commusant animos interdum, © fodera rumpunt,
Ac repetunt ; tuteque lues fub fronte vagantar .
- a
& altrove. sù Luce
Fecandam eft genus natis, ©° amica moluptas,, | ft. 29°
Et celeres motas ,mutataque cuncta per avam .
Promettotio tuttavia comando, e fortuna in mare .° Il",}%;f
: std 9 * 273%
caduceo appreffo gli Egizi era fegno dell orofcopo . Arga-
mentumcaducei ( fcrive Macrobio ‘ ) ad genituram quoque è tento ro
\ Cap. 19»
bominan, que Genefis appellatar, Agipti; protendunt .
169.
MARTE, ESEGNI CELESTI. Abbiamo già offer-
vato al n.1 62.che noncontavafi anticamente il fegno del-
1a libra tra’ dodici del zodiaco , ma che lo fcorpione occu-
pando il luogo di due formava con le branche quello, che
oggidi chiamafi la libra, fecondo Igino, e Manilio
Scorpius in libra’ confumit brachia .
Lo fcorpione celefte effendo fotto la protezione di Mar-
te fà l’uomo guerriero, e crudele , maflimamente ritro-
vandofi quefto Dio dominatore dell’ afcendente , e pa-
drone dell’ orofcopo.‘ HH Tee Pay Hd
In bellum ardentes animos, d° martia caftra nt
Efficit, > multo gaudentem fanguine civem.
Il (egno benefico della libra amando lo fcorpione mo-
dera la fua rabbiofa natura, e regolando 1’ inclinazioni
guerriere colla bilancia dell’ equità fà bensì l’uomo mar»
ziale, ma giufto nelle fue imprefe .
170. "O
ASCENDENTE DI AUGUSTO. Trovafi que-
fta immagine del capricorno nelle medaglie d’argento
di Augufto battute per memoria della fua natività: il
globo, & il tridente dinotano il governo ; e l’ imperio
ta del
d./.2.verf
as8.
68
del mondo, Credevano i Platonici ; che 1’ anime delli
Dei paffaffero per.quefto fegno,
171,
LEONE; E TORO. Furono tutti due dedicati
al Sole; quegli perchè «il -Sele-»ferve con più potente ca-
lore, quando fi ritrova in quel fegno: quefti , perchè
(come infegna Euftazio ) coltivando la terra accompa-
gna il Sole-alla generazione. 11 lauro fu parimente con.
fagrato allo fteffo Dio fimato il medefimo con Apolline,
by2.
DUE VACCHE, forfe quelle alimentate in'Men-
fi, & in altri luoghi dell'Egitto credute madride! Dio
Api, delle quali parla Strabone, I
| portai: Dori Fot
ULIVO, E CERVO. Quefto'fii dedicato a Dia»
na, e quello a Minerva riputata la medefima con Pro»
ferpina, e con Diana, 0 riraiatiob 0.1
6: raga. br)
. CAPRONE, E ARIETE, Il primo! è fegnove» .
nereo, e fimbolo di fecondità; 1” altro di confervazio:
ne, c di falute, DA |
| (ET SRI,
CHIMERA,.L' data effendo ftata l’origine dell”
univerfo , fecondo la dottrina di Omero , e di Talete;
Sil principio di tutte lecofè vien rapprefentata in que
fta chimera con la tefta d’ vin cavallo animal. dedica»
to a Nettunno # onde i Siri facrificavano a Nettunno Pri-
migenio, credendo , che l’uomo foffe nato dall’umida
‘67. matura y anzì gli ftefli Dei, come canta Orfeo.”
sa * Oceanum, voco patrem incorraptam , Jemper exiffentem,
lmmortaliamg; Deoruim parens, mortaliumg; bominum,
Il
69
TI Giano bifronte fignifica la virtù d’ Ofiridè ; cioè del
Sole dall’oriente all’occidente, nel giorno, e nella not-
e. Per la coda, &i piedi del pavone uccello confagra-
to a Giunone s'intende la terra, come’ infegna S. Ago-
ftino', “ la quale rifcaldata da’ raggi folari produce” ab- D
boridinza, e la fertilità ni con la fpiga, |’
76,
CHIMERA poco Hifierenio dall’: intiredente Li
ariete tiene la fpiga in bocca dinotando , che il'grano
viene a fpigarfi in quefto fegno. La tefta rufticana rap»
prefenta il Dio ‘Pane riputato il medefimo col Sole. Cx-
jus materia vis ( ferive Macrobio') ariverforam corpo»
rum Jeu illa divina five terrena fint, componit effentiam,
1 piedi del gallo uccello calidifimo dedicito dl Sole Gr
gnificano la virtù folare, che concorre alla generazione
di tutte le cofè, SETA il detto di Ariftotile, . boo
bominem generat:,: © Sol. La ghianda effendo ftata il
primo cibo dell’uomo, fotto quelto nome vien: com-
prefo qualfivoglia frutto, come infegna Ulpiano ; onde
fignifica le varie produzioni della terra per il nutrimen»
to del genere umano,
177,
CHIMERA. Vedi nell’ antecedente numero,
(1784: “sor
CHIMERA, A quefta chimera fimile jalla prece-
dente altro non abbiamo da aggiungere, fe non che il
giovane alato fopra il cavallo rapprefenta il Genio, o
Demone prepofito alla generazione, & al governo dell
uomo, dicui così ferive Jamblico. ® Id, velim, babeas
pro argamento, quod unas eft re vera Pri sa omnia
qua în nobis funt, gubernat. Finfero gli antichi i Geni
| alati,
a.ibericate
r6. deCivits
ei è
b. Saturlihe
Io CAP, 236
Co Jibs 2o
Phyf.1ap.3
diSect. ge
CAP. To
. 70
alati, e diedero a ciafcun pianeta il fuo Genio principale , il
quale ne aveva un grandiffimo numero d’altri fotto il fuo
sia COMANdO, fecondo la dottrina di Proclo . ‘
dt | 179.
| CHIMERA. Tutte le chimere quì defcritte ponno
ben chiamarfi amuleti favorevoli, e fortunati. Nell im-
pref della guerra è neceffaria la vigilanza fimboleggiata
coll’immagine del gallo carico di fpoglie in fegno di vit-
toria; la telta dell’ariete Ammone era riputato Genio buo-
no; efalutare; equella di Pane ferviva contra il timore, e
lo fpavento cagionati da quei fubitanei cerrori detti pani-
ci, de’ quali quefto Dio era creduto autore .
| ivo 5:
CHIMERA. Queft’ altra chimera, o fia amuleto
rapprefenta la tefta di Minerva col capo di civetta. Stima-
rono gli antichi , che Minerva foffe Dea della fapienza, €
fottola di leitutela poferola civetta, perchè la fapienza
ancora nelle tenebre poffiede il {uo proprio fplendore ; co-
sassi me ferive Fulgenzio :* l'elmo creftato dinota , che il cer-
vello del favio deve effere armato, & ornato dituttele
fcienze. Porta ella la Gorgona nello fcudo quafi un'im-
magine di terrore per indurre fpavento a’ fuoi avverfari : 1’
afte,, perchè la fapienza da lunge percote con la parola , &
effendo quefta Dea riputata la medefima con Diana ag-
giungefi la mezza Luna , che le ferve di riparo con:ra lin
fidie de’ nimici, manifeftando col fuo fplendore la d:loo
perverfità, & ignoranza. Perle formiche intorno alla fpi-
ga s’ intende l’utilità, che il favio riporta dallo ftudio della
fapienza, effendo ftimato queft’ animaletto il fimbolo del-
c'1,3.de la prudenza, e dotato di molte qualità, delle quali parla
04 De Cicerone. Num exiftimas formicam anteponendam buic
palcher=
| r
pulcherrima urbî, quod in urbe fenfus fit mullas 5 in i
non modo fenfas.,fedetiamtaltas ratio , ac memoria .
ppi 181.
CHIMERA. L' uccello ibide frequente ne’ gerogli-
fici Egizi era dedicato ad Ofiride, È Hide creduti li mede-
fimi con il Sole, e la Luna Geni buoni, e falutari: il corvo
uccello aufpicatiffimo, e di buon’ augurio era confagrato
ad Apolline. La tefta di montone con le fpighe dinota la
virtù del Sole, che inalza il grano nel fegno dell’ ariete , e
lo riduce in forma di fpiga. La farfalla è imbolo della
continova generazione , mentre ella fenza morir mai fi
trafmuta fempre in vita rinafcendo dal proprio feme im-
mortalmente,
i 182.
CHIMERA. Quefta chimera in foggia di uccello
rapprefenta la tefta del Dio Pane, e quella dell’ ariete con
una fpigain bocca: di quefti fimboli fi è parlato negl’ an»
tecedenti numeri ,. interpretandoli della virtù folare , che
inalza il gambo della fpiga nel fegno dell’ ariete ,
183,
CHIMERA. Quefto belliffimo intaglio , nella di
cui fcoltura fi vede rapprefentata l'origine di Roma,
pare fcolpito come amuleto favorevole per Ja profpe-
rità della medefima . Il ferpente collocato in cima fu
tenuto dagli antichi per fimbolo di buono , e felice
augurio , e dinota l’arrivo di Enea in Italia alla vifta
d’un'angue apparfo intorno al fepolcro del fuo padre
Anchife , fecondo il teltimonio di Virgilio. “ Per la «Fnià
{crofa s'intende il facrifizio di queft’ animale fatto dall’ i
ifeffo Enea'‘nel fadetto fuo arrivo 3 & in quel luogo,
ove ella aveva allora partoriti trenta porci , sa egli
2
2
la Città di Lavinio , nella quale collocò gli Iddii Pe-
nati . Fu coftume appreffo gli antichi di facrificare una
{crofa nelle confederazioni, che fi facevano tra’ popoli.
Gi Virgilio, *
su. © cafa jungebant federa porca .
Onde quefta potrebbe ancora indicare la confederazione
ftabilita fra Romolo , e Tazio Rè de’ Sabini doppo il
ratto delle Sabine, della quale parla Lucio Floro. ‘.Paf-
farono trecento anni dalla venuta di Enea in Italia al-
la nafcita di Romolo , e Remo , in quanto ferive Vir»
e età — Lei
Hic jam: tercentui totos regnabitar annos
Gente fub Hedtorea , donec Regina facerdos
Marte gravis geminam parta dabit Ilia prolemz
Inde lupa fulvo nutricis tegmine letus
Romaulus excipiet gentem, ©° mavortia condet
Mania, Romanofque fuo de nomine dicet.
Di quefto nafcimenro di Romolo, e Remo da Rea
ati. Silvia, e dal Dio Marte fa menzione Livio . “ Palfo
fratre Amulius regnat ; addit fceleri fcelus , ffirpeni fra-
tris virilem interimit : fratris filie Rbea Silvia per /pe-
ciem bozoris , cum Veftalem' eam legiffet, perpetua vir-
ginitate fpem partus adimit , Sed debebatar , #t opinor ,
fatis tanta origo urbis , maximique fecundum Deorum
opes imperii principium : vi compreffa Veftalis , cum ge=
minum partum edidiffet , feu ita rata , Jeu quia Deus
author culpe boneftior erat , Martem incerta flirpis pa-
trem nuncapat. Virgilio’ deferive lo feudo di Enea fa-
bricato da Vulcano con la lupa, & i due fanciulli.
. Fecerat,@° viridi fetam Mavortis in antro
Procubuiffe lupam, geminos buic ubera circum
Lude=
d /ibe fo Calo
73
Ludere pendentes pueros , co lambere matrem
Impavidos , illam tereti cervice reflexam
Mulcere alternos, & corpora lingere lingad.
11 fenfo iftorico di quefta lupa nutrice de’fanciulli vien
dottamente {piegato da San Agoftino. * Infantes lupam apecioi..
nutriviffe ideo exiftimabant veteres, quod boc genus beftia
ad Martem patabatar pertinere 3 ideoque lupa credebatar
admoviffe ubera parvalis , quia filios domini fsi Martis
agnoverat. Verum Acca F auftuli uxoris mamillas Juxilfe
putant alij , que propter rapacitatem , © nimiam libi-
dinem lupa appellabatar . Queita lupa codue fanciulli
lambenti le fue poppe fi vede nella prefence gemma
fra l’angue , ela ferofa . Reftano tre fimboli , la tefta
di ariete, quella di cinghiale , & in mezzo ad ambe»
due la clava di Ercole , L’ariete era dedicato a Venere
madre di Enea , c fi vedeva appreflo gli Elei popoli
della Grecia la ftatua di quefta Dea fedente fopra un'
ariete , forfe perchè queft'animale è fimbolo di affetto
venereo; onde fcolpivafi foprai fepolcri delle meretrici, e
fi vedeva fopra quello di Laide in Corinto . La: relta
dell’ariete fu Rimata amuleto falutare, e fortunato , €
fimbolo di confervazione per il fuo buon temperamen-
to nel fegno celefte. Stromento eloriofo delle tante vit-
torie di Ercole fu la clava tenuta per un fimbolo di vir-
tù e fi trova in molte medaglie d'Imperatori l’imma-
ine di quefto Die ignudo con la clava, e lettere VIR-
TUS AUGUSTI 3 Impercioche gli antichi intefero per
Ercole una perfetta idea ditutte le virtù, € finfero ch'egli
domaffe tanti moftri, cioè fcacciaffe i vizi, e con giufte ,e
falutiferi leggi correggeffe i popoli. Quefto vien conpro-
vato colla tefta del cinghiale fuperato dal medefimo in Ar-
- 1-
cadi:
cadia preflo il fiyme Erimanto. Era queft'animaletra' fe
eri gni militari, “e fitrova in una medaglia di Gallieno ripo-
fta con la legione prima Italica. Le lettere P. XANT. fi-
onificano il nome dell’artefice ,
184.
AMULETO, Il leone dedicato al Sole è fimbolo
"di dominio , non rendendofi mai foggetto ad alcuno ; e l’
orofcopo in quel fegno fà l'vomogiufto, e magnanimo. Il
caduceo di Mercurio promette felicità , e ricchezze , & è
b Hvwrn.
Lie fimbolo d’ambedue , èag ra) zacdrs, ferive Omero. ! Le due
ftelle rapprefentano il Sole, e la Luna prefidenti alla gene-
«Sd razione fecondo Macrobio, “Da gli antichi Aftrologi fu
ftimato il cancro influire potenza contro i nimici , e met-
terliin fuga. La tefta di montone dedicato ad Efoulapio,
& alla falute era riputato Genio buono, e falutare. La sfer-
za fi metteva in mano alli Dei Averrunci,i quali rimoveva-
Cap. 49.
noimali fouraftanti , e con quella domavano i contrari
Demoni , e fcacciavano i Geni cattivi, e nocivi,
Lo AGRA
VARI SIMBOLI, Chiaramente fi dimoftra
in quefto eruditiffimo amuleto, o fia Chimera l*opi-
nione di Talete , il quale riconobbe il principio dell’
acqua , e da quella volle , che il tutto fcaturiffe.. Il
cavallo , il delfino , & il tridente fono fimboli [di Net-
tunno Dio di quell’elemento , Euvi Ja teta di Am-
mone falutare., e quella del Dio Pane riputato la natu-
ra dell'univerfo, e percio chiamato #3, Il vago fanciul-
lo alato fopra il delfino tiene nelle mani una doppia tibia,
e la infpira col fiato: quell'amoretto maritimo figliuolo di
VenereAftodite nata dallo fpume del mare è il Genio dell’
umida natura ; infla egli le tibie per dimoftrar la perfetta
armo-
armonia del mondo; il quale non fuMfterebbe, fe mancafè
fero le proporzioni, con le quali l'eterno Iddio ha di(pofto
perfettilimamente il tutto ‘im mezfura, numero © ponde-
re. E per dareancora ad intendere, che l’animanon è al-
tro che fpirto, e vento . Virgilio. Par levibui ventis . Que-
fto fu il parere di Platone , quando afferì che l'armonia è
l’anima del mondo; onde la (ua fcuola tenne per cofa certa,
che le sfere fi muoveffero con una perfettiilima, & armo-
niofifima proporzione, |
MILE,
VARI SIMBOLI, ‘In quefta bella , & eru-
dita gemma fono rapprefentati i quattro elementi;
dalla fimimetria , e meleolamento de’ quali ferive Eu
ripide efler procreate tutte le cofe .. Il cavallo dimo-
ftra la terra ; la tefta del Dio Pane creduto lo fteffo
con il Sole indica il fuoco , fecondo l'opinione di Ma-
crobio. *Ignisin Sole. E di Boccaccio parlando del me-
defimo Pane. Corna ei apponebantar ad fionificandos ra:
dios Solis , &° Lune , caterarumque ftellarum 3 facies vero
rubicanda , &° inffammata ignem atberewm . 1l delfino è
fimbolo dell’acqua: & il fancitillo alato ficliuolo di Vene+
re incefa per l’acre , ger( sfera ) Veneris, (erive il lopracita-
to Macrobio, fionifiva queft’elemento. Lasferza fi mec-.
teva in mano a que’ Dei chiamati Averrunci, i quali fcac-
ciavano i contrari Demoni, e nocivi Geni riputati da Sari
Asoftino © aerei. La ficura alata, che vola di fopra tenen- 5
do una corona nella mano, è il Genio, o Demone prepofto
alla generazione ; dimoftra eglicol volo la prontezza colla
quale concorrona gli elementi alla procreazione di tutte le
cofe. Perla corona s'interide la perfezione di queta gran-
de opera; e ficcpme ella è figurata in foggia di circolo, che
LIRA: Pd de non
4 Sap. cad.
II: HU+21o
b lib. 1. sn
Somma. Scip
e /ib.de mar,
PTI0}%
n6
non ha principione fine,cofi è fimbolo della continova ge-
sim 1 a merazione;, come infegna Ariftotile. “ Quocirca proprerea
ent quod bujus corruptio alterius ef generatio ; CY hbujus genera-
sio alterius eft corruptio s inceffabilem neceffe eft tranfmata-
ibn. tionen effe. Bpiù a baffo. # Seniper continua erit genera-
sio, corraptio , &° numquami deficiet propter cam quam
diximus caufam, La boti roba i
197,
ANELLO CON VARI SIMBOLI , L' anello
era appreffo gli antichi filofofi un fimbolo dell’ eter-
nità per la fua perfetta fomiglianza con il circolo , che
non ha principio ne fine... Per la. tefta dentro l'anello
s' intende la materia prima. difpofta a. ricevere la for-
ma; cioè l'anima fimboleggiata con lafarfalla , la quale
effendo immortale va feguendo Ja circonferenza dell’anel-
lo, 0 fia dell'eternità, Il fanciullo alato è il Genio, 0 De-
mone dato per guida all'anima, il dicui uffizio è di con-
durre, e ricondurre l'anime ne'corpi, fecondo la dottrina
di Platone. “Ritiencegli un forcio attaccato’ per la coda,
il quale fembra voler andare a rincontrate una delle farfal-
le ; & impedifce quel perniciofo animale fimbolo delvizio
di contaminar la purità dello fpiritoerrante , e deftinato ad
abitare in umano corpo , 1 baftone ritorto chiamato fe-
dum fu proprio di Pane intefo per la natura dell’univerfo, €
da molti per quella divina mente, che ha prodotto ; € go-
vernail mondo :fuancorariputato lo fteffo con il Sole di-
notando colbaftone ritorto il fuo dominio fopra le ftagio=
ni, cle rivoluzioni degli anni concorrendo con l'uomo alla
generazione del medefimo uomo , come infegna. Arifto-
a infila tile. “Homobominemgenerat , 9° Sol.
CHI-
n ITA PE E E N RT I I RI TT
| sr
Of dtt Aoror t188.0
ANELLO: CON. VARI SIMBOLI. Ritratto
della vita umana èilcorfo circenfe. , che. giunge con
gran velocità alla fua meta.. Quefta differenza io vi
trovo 5°che i ne'giuochi. del» circo chi arriva il primo,
refta vincitore‘ “ma nel corfo della; vita la vittoria do-
verebbe' effer :di «chi giunge l'ultimo. Pare tutta via
che quefta gemma rapprefenti ilcontrario , mentre fi vede
una vittoria con la palma, ela corona rinchiu fin unanel-
fo e foprail medefimo una biga , che corre velociffima-
mente verlo le mete'per riportarla vittoria; è confeguise.il
defiato premio y cioè l'eternità {ignificata con l’anello.. La
palma allude a’giuochi circenfi , effendo il premio del vin-
citore. Il papilione fimbolo d’imbecillità * dinota la bre-
vità della vita, che apena paffatala primavera permette di
giungere all’eftate fiourata con.la (piga , ‘ Perla (piga s'in-
tende ancora la pace defcritta da Tibullo con le fpighein
mano, infegnandoci con quefto fimbolo , che la vera pace
nonpuò trovarfi in quefto mondo pieno di tribolazioni , e
di affanni : ma benfi allor che l’anima fpogliata dell’ uma-,
ne miferie và goder il celefte ripofo premio delle fue vir-
tuofe fatiche .
189.
ANELLO CON VARI SIMBOLI. La tefta
del vecchio fcolpita nella parte groffa dell’anello fi-
gnifica il tempo intefo da’ Pitagorici , e da’ Platonici,
per l'eternità rapprefentata in quefta gemma col circo-,
lo. L’enigme., e le cofe ofcure fi figuravano con l’
immagine della Sfinge ; onde quefta collocata in mez-.
zo all’anellò pare non volere altro fignificar., fe non
che l’eternità è unmifterio impenetrabile, e tanto piùre-.
Mi 3 con-
4 PierVa-
ler.i15+26»
(RENATO
8
condito, ch’ ella non avendone principio ne fine non può
cader fotto i noftrifenfi | La corona d’allorò fi addatta con
ragione al tempo vincitore:di tutte le cofe LA
è 190:
VARI SIMBOLI: "i lira: dimoftra. ilarioto > dell
fette sfere. La corona d'alloro manifefta Apolline ripuia-
to l’ifteffo con il.Sole. Per le tibie inventate :da Minerva
s'intende quefta Dea adorata:in Sai Città dell'Egitto forto
«Siete 1a forma d'Iide ‘ fimatarla medefima conla Lunazle ti
bie furono ancora dicate a Venere riputata l’iReila con la
è sarslit.3- Tina, fecondo Macrobioy “Il I vafo dinota l'umidanatu»
ra principio di tuttele cofe;, e fe ne portava uno nellapom-
Lr DIGI IHfide. “Lo fearabeo fppreffo oli Egizi fignificava il
sa hindi at ge ‘overola virtù focondativa del Sole; la quale purifi»
lib. e
Reg condo co’rapot la materia: defionata con ‘la palla fra’ diti
dello (carabeo”, la renide'abile; è pronta aricevere la: forma;
cioè l'a anima a fimbolepgiata con la farfalla {
191,
PUTTO; PORCO, FARFA LLA: Rappri(entali
in quell'immagine un ‘efempio del tranfito dell'anime de'
malvaggi nelle beftie fecondo la natura de’vizi da lor efer=
citati in vita conforme l'opinione di Pitagora. Il Demo:
ne fopra il porco con lasferza nella deltra mano porge la fi-
niftra ad una farfalla,cioè ad un’anima'errante data al vene
tre, mentre trovofi in umano corpo; & immerfa nel fango,
er allogarla ‘nel corpo diquelfporco animale . ch’'ellaim-
mitò coi fuoi coftumi .. Platone ‘ feguendo la dottrina! del
medefimo Pitagora introduce Socrate , che infeona.a Ce-
betelo ftaro dell'anime de'ciufti doppo morteje la tralmi.
grazione di quelle de’ nibtofi ne’corpi delle beftie. Qui
ventri dediti , per inertiam atque tafciviamivitam egerun ;
neque
ela Phad.
; à 79
neque quicquam penfi pudbrif. g3 babuerant,decens eft afinos,
Similiague fubire: qui vero iniurtas, tyramnides, rapinas pra
ceteris fequuti unt; luporam accipitriam milvoram gene-
ra pur eft pertranifire 5 fmiliter © în cereris 3 abeunt enivi
ini genera quelibetiguibasin vitamores fimiles contraxerant.
OT 9VOnI I E ui I |
- 1 °PAPILIONE; ‘ET APE. Pare a prima vifta ché
quefto papilione pofato fopra 1’ urna ‘alluda all'opinione
di Epicuro, e di Democrito, che volevano l’anima mor-
tale-de’ quali ferive' Tertulliano. * Ali mmortalem ne- paia
gant animamj; perchè quefto infetto ftà |, mentre vive , in
continovo moto non ceffando di volare , fe nonè privo di
vita; & a differenza ‘di tutti eli altri volatili ancora in que-
fto funefto ftato conferva Pale aperte, Mariflettendo alla
natura di quefto animaletto, il quale non morendo mai
( poichè rinafce dalla propria femenza ) fempre fi trafmu=
ta in vita ; e confiderando l'ape dall’erudito artefice fcol-
pita nel corpo della medefima tirna , Ja quale da Euche- , pri
rio, Alberto Magno,” Pietro Damiano,‘ Quintiliano; se
Virgilio, *& altrì autori vien data per fimbolo di VERDINILaO as dn,
10 vò figurandomi, che fia efpreffa in quefta germma lai @;2%,
purità dell’ anima hon foggetta ad alcunacorrozione; e €
creduta da molti filofofi‘una fcintilla della divina luce,
alla quale ( eftinto il corpo ) fi riunifce immortalmen-
te : e ficcome molti hanno ftimato il mondo eterno; così
ancora hanno creduto , che l’anima foffe eterna , & inna-
ta, fecondo l'opinione di Platone riferita da Cicerone i a: de
STO, questio
SFINGE. Gli antichi dipingevano la Sfinge col vol-
to el petto di Vergine, l’ale d’aquila, le cofcie , e lezam-
pe di leone. Sedeva ella fopra un faffo nel paefe di Tebe
lui I propo-
80
proponendo a’ viandanti ofcuriffimi enigmi je quelli, che
non fapevano interpretarli , reftavano dalle fue ungie mir
feramente lacerati, L’enigma.sra quelto : qual’animale
trovafi con quattro. piedi, la mattina,. con. due amezze
iorno , e con tre la fera. Edippo fciolfe]’ enigma inter»
pretandolo dell’uomo, il quale nell’ infanzia fi muove co'
piedi, e conle mani; adulto camina con due piedi ye per-
venuto finalmente alla vecchiaja appoggiafi al baftone .
SE SIOE SERRE A TINTE CATO OOII
194. ;
silla, di TIGRE DI BACCO. Ovidio ” defcrive il carro
es4 diquefto Dio tiraro da due tigri,
Jam Deus incarra ,fummun quem texerat avis
Tigribas adiunclis aurea lora dabat ,
Del tirfo fi è parlato al num. 68.
RE gl
IBIDI animali facri appreffo gli Egizi fimili alla ci-
cogna, le quali uccidevauo i ferpenti nocivi, che dall’Afri-
;hinza ca volavano inEgitto . Cicerone.‘ Ibes maximam vimfer-
mi De pentium conficiunt cum fint aves excella ,rigidis cruribus,
corneo proceroque roftro: avertunt peffem ab Fgipto, cam
volucres angues ex vaftitate Libya vento africo invedtas in-
serficiunt, atque confumunt.
, 196.,
PAPAGALLO. Quefto uccello anticamente chia-
mato pfittaco imita la voce umana; fuin credito appreffa
li antichi , e fe ne trovano molte immagini impreffe negli
anelli. Pofa-i piedi fopra un baftone fatto in foggia di li-
tuo, forfe per dare ad intendere la vanità degli auguri,
pronunziando egli a cafo quelle fole parole, che ha fentito
profe»
Sì
proterire ad altri; così riferite Plinio .° Imperatores Sala 1.1t%
tat,d0° qua accipit verba, pronanciat . E Marziale * adulan- +4
do Domiziano fa parlare uf papagalloin quefto diftico.
Pfittacus a vobis aliorum nomina difco;
Hoc per me didici dicere , Cefar ave .
‘net ahg, SI
PAPAGALLO fopra il modio, e le bilancie tiene
eol'betto due phiaride. Scrive Apuleio,” che i papagalli,
i quali mangiano le ghiande, & hanno cinque diti a’ piedi,
pronunziano più diftintamente le parole, e fono più facili
adimmitare la voce umana. Ad difciplinam bumani fer-
monis facilior eff Pfittacus, glande qui vefcitar, D° cujus in
pedibus ; ut bominis, quini digituli numerantar. Non enim
oumibas Pfittacis id infigne , fed illud omnibus propriam,
uod eis lingua latior, quam cateris avibas,eo facilius verba.
bominis artiealantar potentiore plectro , © palato . Il papa-
gallo era appreffo gli antichi un fimbolo dell’eloquenza, “ IoE
perche fra tutti gli uccelli egli folo proferifce diftinta- © de
mente le parole, Il modio ° fignifica lafcienza , e nel fa-
gro tefto è un geroglifico di dottrina. Le bilancie dinota-
no l'equità e tale rincontrafi quefta Dea nelle medaglie
con le bilancie in mano. Onde vien dichiarato in quefta
gemma, che l’uamo eloquente deve fervirf della fua dot-
trinain difefa della giuftizia.
Co lib,®
198.
GALEA con l'aquila Romana in mezzo a due
infegne militari,
. VASO
82
0) Ln
VASO con una belliffima quadriga fcolpitavi per
ornamento, Della magnificenza de’ vafi antichi parla
Plinio,
._ 200, i
FEDE, Le due mani congiunte fi rapportano alla
c'ingis, concordia , e fede maritale ..Claudiano, ‘
Pallad, &
Sirene
Tam dextram complexa viri, dextramque puella ..
Tradit, © bis altro fancit connubia didtis:
Vivite concordes,
Con quefto buono, e felice augurio pongafi fine. a que»
fta opera, e fi auguri pace, e concordia a’ Lettori, acciò
fiano anch' eili concordi a compatir glialtrui ‘errori,
DIPIZIIEAL.E
DEGLIAUTORI
A AGOSTINO,
Alberto Magno.,
Alciato,
Aleandro ab Aleffandro,
Alefandro Tralliano .
Apollodoro
Apollonio .
Apuleio ,
Ariftide .
Ariftotile
Artemidora ,
Ateneo.
Adufonio .
Baronio.
Bellorio .
Boccaccio .
Badeo .
Calcidio .
Callimaco. I
Camillo Leonardi,
Canini .
Celio Rodigini.
Cicerone .
Clandiano .
S. Clemente Aleffandrino,
Concilio di Braga .
Concilio di Saragoza,
Democrito.
Diodoro .
Dione .
. Eliano.
Epicuro.
S.Epifanio,
Er odoto .
Eucherio.
Euripide,
Eufebio ,
Euftatio .
Eutropio.
Filone,
Filoftrato,
Firmico .
Fornato .
Falgenzio.
Fulvio Orfino,
Galeno.
Georgio Agricola.
Germano.
S, Giovanni, Crifoftomo .
Giovio.
S.Girolamo .
Giuliano Imperatore .
Jamblico .
Igino.
Laerzio . Lani=
Lampridio .
Latino Pacato,
Lattanzio.
Leonardo Agoftini,
S.Leone il grande .
Luciano .
Lucio Floro.
Lucrezio .
Macrobio .
Manilio,
Marziale. .
Marziano Capella ì
S.Matteo .
Minazio Felice,
Nonno.
Omero .
Oppiano .
Orazio .
Orfeo .
Ovidio .
Panvinio.
Paufania
Petavio .
Petronio .
Pierio Valeriano
Pietro Arlenfe.
Pietro Damiano.
Pindaro.
Pitagora.
Platone.
Plinio.
Plotino.
Platarco.
Poliziano,
Porfirio.
Proclo ,
Properzio,
Rufino .
Sacro Tefia,
Salmafio .
Scaligero ,
Seneca +
Servio.
Sifilino,
Socrate +.
Stobeo .
Strabone,
Suetonio +
Suida.
Tacito,
Talete,
Talfo.
T eocrito
Terenzio,
Tertulliano +
Tetel.
Tibullo .
Tito Livio,
Trifmegifto .
Valerio Flacco .
Valerio Maffma .
Varrone.
Virgilio.
Ulpiano .
TIE TE ID RE. TE TT TITO
Sti
ISIDE E SERAPIDE.
LIRE TO MEER S>RZz».«.Lz:oA-
ICE
In cormola o
LITI LO E FI TOTT—r——r on
Il)
die IL SIE ET
GIOVE AMMONE.
PASTI i 04 SSR CI ZIO) DANA CI EI NI
3 E IAT PEDRERA
LE i CIA
AG I
)
A
7
ad
In comnio
IMI LIO PTT LIETI
SOLE ORIENTE. ©
ùli
BI
Si
Sr
ù
©
dei
nei
SOLE OCCIDENTE. 9
Q:
.S
«d
[I
{ ini;
[db
pe:
=
TL TT TR
apr?
i Sa =
CK
fi
YU
I
34
HP/\VTT———— TZ
PIET
In Didspro VOSSsO.
STI e O EI TROISE
A A ri Li i
MERCVRIO
iosa bee sele ero ee
SRL =
RR on «rn ci gel
VESTE VITAE pel TRAIETTORIE MI EI
ESCVLAPIO
ESCVLAPIO
©
D
| RA
Hi
In lo Menti
Ì
ì
|
i
7
i
i
RI AE tea "E RALZE i LMNntA r
etc pren ae ipo ta
i reti e 5
AFRICA
casearia ci
ana
ea o n
ace sg rat IR Sa
-
A
< In pastag
pre e ee e
I I O E AO
ibiza”
In pasta gialla
cieiii_» ara psc ui rs
oa
hai
Dv
S |
Ò
el
SUI
N
dl
bj
5; et cateteri DE
ua
=epec 948%
-GANIM
O
O
In Agata nera’
In Cornioa
ne ci Ri 0 i glia; AIA MAE RIALTO $,
IZ
>
"E
. In corniola
DIO GENE
<= = mai nio | «ss cpm ere mgrestane n “oi premia n,
a NE Re e Sr i e >
ELIO CALDO
In Agata Sardonica
dB Pò SEE IT I
melo PERO, “i © n VISI LL Meri = e e e _--— — ————————___tm
RT II ZIA SII II TRI TEI
__———————————_—___——t—es ego --
In Ametisto.
NVMONIO VALA .
CESARE.
RAVILIO”
d
&
È
Ò
di
urge =
_—InCowrniola
de
e
(oli
iaia TO AT". 1__r r_—Trr————————————_——————————_—————@—@>—— _ ——_—— ————_>——È@— _—_— —_————————n
- In Cammeo.
85
i
e td
<
| Fe
ina
In Cammeo
Feo n,
s L
2 È
< dl
SUI |
E
$
RR
attese I ZE I RR ZIO TRE EIZO E TEO e ea RODE SIT in
x
DIDIO GIVLIANO
In Corniola_>
- Ba
[E
sù:
S
al
FAL
I°
O
: pu FORI
TESTÀ ui:
INCOGNITA
x
e)
a
<
A
a
e,
nm
E:
“In Corniola
RA
o
44
DITTE TITO A TANZANIA IAT TITTI
\
<
E°
Zi
. RA
O
ma:
:
i
\®i
a
da
>
-
rd
In Agata ne
IS
DE
tea)
©
| È
IM
es:
\ Ce
<
>
DL)
ILITIO I
URLATO
ARTE TRA ERE ARA)
È
D5
O
n
È
Di
e,
-
pr tata
#1
CHIMERA
è c
TI iii
TRIVAS 7
e en
aL orniola
SE
S
È
SD È
|
i
iù
O
O PRIORITE: Vo rr
InCorniola
G-
OA WI x
arri i de
QVADRIGA DEL SOLE ‘|
— InMccolo
STEREO RITTER EE IT
& |
SQ |
È
Ù
Roi
InAmetifto —
rn REN ti
- e
DIANA ‘EFESIA
S9
In Diaspro rofio
| DIANA IVCIFERA -
ult ccnl —_ —————_—o
rifiola—
È
N
Pa
InCorniola
i nici i
° PALLADE
"MINERVA
DI De
TASTI DIO RN R rr!
:S
È
||
I
QJ
In Corniola
MERCVRIO
9
È
Corta
ù
LIRA LS Seen sa PNT DIS EIA DTA iL
e
PG
ia
©;
pi
3
o
In Elitropra
nici
>
{9
È
Trrdipati re pre Limoni gua
NETTVNO
- In Topazio
+1 EIUEWTTTITT_rrrmTm..df { _ coNn e[——e— ———_’r..____’_-.- eo“ esco
?
È
InGi
î
è
i
È
È
=
ri
S
@
assi
Umm SÉ È
TA TINTA
X
5
do:
cf
ua)
<
.- In Cormola
FETTA E TIE E
| IT TE TTI SO
E e
‘a
>
S
<
9
3
d3
si
In-Corniola
33,
Li
CZÀZ
TT
LLA ©
-à
\S)
5
U
+
LTL
diese
__NEMESI
aL
<&
Zys
\°i
©
S
Vickers sea
z ©
RR
»
5
wo st ‘Niccolo
imitata att
LA E n
Nr
“
Ò)
(i
((
ATI
/ Hi;
A
AI] (((
;) (I
8 f
}. do
| 00
‘kg
(E
| 8
j î find
H
VITTORIA
In Niccolo
Di5
PS
jo,
“D
na
NS
| 6
| S
e LA ornola me
MO VI SEIT TO
itnttittntrastna
In Cormola
sTRIIA
ECATE E FORTVNA
LaiCornidla
i?
DI]
TEO TTI CTZ TILT NA
1
di
TA RETE n
E
=
ai
O
9,
[cal
BR
3
In Niccolo
ITER RECITA ET E E e A ONT SOR N O MARE rt ra i Ro e
6
x
ALBERO. CON AMORINI
a
à KEGRTE Ai f i
Ducato cesena VICE + andina fre CZ E
»f
CARRO D'AMORE 2
È
SS
Zi
[Ga]
O
pa
. È
O
=
<
[a
E
3
He:
il
Ni e a co = | TIZIA aa Dare = ti LT N » pnt ti =
100];
AMORE E DELFINO
Sa - -®Là N
ZYX
Va VEE
| TT, TA OE n TOT ec
SACRIFIZIO DI PRIAPO
PRIAPO E AMORE
—r—_—_— lei ict
-—_—_—————t—€_ “
<
Zi
>
HH
na
©)
Ki
In Comniola
PERO È nnre-,__—___n
= dateci ot
TITTI OA TT
FREE
1a
n
w
Vee
Le
so
In Covmola
3
ca
i
[nai
LITE TT, =—_r-—:=ge
dini -
A STTZZO ET
BACCANTE ©
131
))
ei
IS
In Cliniola meo
io)
Q
H
Ri
Ry 5
E VO TROTA
TT TTT TZ, COSROE CRI TETI RT PI TE
ACHILLE E ETTORE —
119 |
A i o RIN n —___—_ mm =
———MVTIO SCEVOLA
In Agata
CVRTIO
O
O
Lasi RSA E SONE PIRA TTI ROTA is o LIE ISS DURI RETE IERI MERI I) - t- da ia parsa 3; > = E ti
Se INFINE PRE se = - So ur ene — 3 si % > ; ca PRES PPS x ia è - PES LI ENI
a x
e
i , e
1 i ì
i Li z
PI
F sa 6 \ : };
o) % "n, n L/ RA È
i LI
| % è
ù \ \ È) ®
4 \
ri I 4
pri AI È
| a
A s
IS - È
Rio Po
|—=*= &
3 4
A it De) Pa Dorazio Mer n sx
tea STATA
I TV I E E ET Sn CIO CRI I RSI
Seti
v% 5 i pi 4
GALEA DI CLEOPATRA —
WA
"N
LUUCULT IVO )
LELLO LU LETO UCTTOCITOÌ
N
\
S
LURATE
ID ms ni iinnmì
_ InPata gi
alla
W
A |
< |
bs ||
=
fu
N E N TTI TE Tn VITE
12,5
GLADIATORE RVDE DONATO
a
pi
cal
(ed
Va
HI
HH
>,
[cal
la
©)
ES
a
da.
|<
la
(pa
TER TIE, TT TTT A IAT
CARRO DI ELEFANTI
SIETE ATTENTION TI NFL A n
f sa n
Ò
>.
D.
nm
«
ao
©
©;
pi.
ana,
©».
In Diaspro rofs 0
I RE INS RSSNOSI PARENT ESA
TT IRE TE VE PIO E |
:
=
d
2
SE
È
GENI DI GIARDINI 1°”
ron
di
Ta i iva 17°
BENE, Qasen Por MI va. Saba: vu ru a IUBRRÀ _
x “Sia SLI Saro SA ASTE x > 7 S SR 7: csi x. o, = È = MI È sz
sd
"x E :
é
“i OTT = ti rece mer er resa È lina = =
RSI TALE ZIE LEE
ABRAXAS
LT TW A LETTE E O E TO ET ta,
ABRAXAS
ero» IERI RIE
n iis dille i;;.......
GALLO DI MERCVRIO
paso pet CR a e o LINEE CE CRZZOZINIE "RE ITA z x 5 È rn aa nin Regina se
s Pera E paa CEE Tee eZ ss e di 6 sete È î
POT TATO PTT SL 1 7 IT CO
x
‘; CONCORDIA DI GALLI
TTT E LT I EI ev-v_—e‘E‘eose
S
3
Si
dp
©
t
O
n°
<
(©)
TaTTTITA TT. rr _—
sun sr)
GALLO VINCITORE o
cas
o,
s
|
(Ra)
A
so
=
<
©)
TIE n TTT T__—roe_.___—————
ERMA E GALLO
| TIE CET REL OI A OTTO
AQUILA COL CADVCEO
“ISIL
tia Sprea im it prince irc
TORE e IT SO RA SCTE N
AQUVILA E LEPRE
isa]
Q
Z
al
}]
< 7
A
E
o
cl
x
In Agata nera
777
,
È
ù
È;
n LIME PR mE ati go. “ora Sa da: IH TINAZIEATTE eran ara RITA "c SITI PASTI TROAI sr na - si sane “ RELITTI FRETA
LE GLEEZeseeee È hi meli at g ni - sità — i È
1
c \
y,
nè ae
Ser à » k
3 :
“%
- è x
x Î d î
i > x } "1 5
À %
à È
FETO TE TI Te TE
Tse cen È E LIE AREA SS = Ca = TIZI SZMEMIFI SETTE e L= x >= = a x TIE n È = = se nate —
? E ae nere 5 3; = = SI SEI 2 = CORE = nà CORI SEZ RITZ Re ;
ord
ù 1 è è
n
3 #3
È Z
N Ci P
159
- Q
9A
È
{o
IR
fd
Q
RE TT TT ——e_eC_ cn
È
Z
io
bal
1
e
o
i
n
nni Niccolo
Le: perg SETTARE E MITPALIRT RATA e IMA 7 Csa, La = x Pi dira
/
="
È
IS
Ia
[E
um
A
3
RA
UE
n
Jr E litropia
rami iiiinniriza rst toc
versie
-_
rr titanio Si
DIAZ
Li | 16
SCORPIONE E SAGITTARIO
[(£d)
i
||
3° ME
E
Ei
E
2
Zi
fe
(2a)
È
a
E
ue,
n
In Cornicla
VITTO TO TTT EE
<
Du
=
Ù
ta
2a1
£
|
A I TO RETTE I: SPA DLE RETTO i TTT
PN RPS ST I EI O »,
|. SFINGE E SCORPIONE
ER RP E CEE ROTTO
— SCORPIONE E PESCI
ES
| '
ZÀ
+4 d
bréde
LEONE. E TORO
IATA TITO
[a]
La.
\©
<
>
[fa
b
5;
©
2
Sa
©)
fa
o)
>
lsima!
a
Pi
rofio
In Niccolo
CAPRONE E ARIETE.
TTI TREE II LOTTO
2
S
L
n°.
176 |
GR
CHIMERA. .
In Diaspro rofto
CT TO e I Ta
2 ;
=
an)
ù
In Corniola
x n = anna PIERRO en cata ARSA n s vi 5 pera a ; Save SC
SERE coon PARRA si Di Ea SEE: SE REST A A SSR ora È » psi 5 - — n iena si =
© a age o = a % S Ae CSO SIRO = 5 DRS 7
O EE RR TON OT ET LOT A TA € SI I
CHIMERA
nf
se
ui ag
de
(at
i
CHIMERA
4
È
4:18
È
È
sù
ty,
bj
HH
O
RQ
S
(n
VIE
VARI —
Tan Cormola
VARI SIMBOLI
nie TR TE CE
Q
È
e
pi
a
io
©
3
”
©,
<|
Ta
<
fu
$
(a
È
SS
iS
[©
pal
y
Pi
io,
pi
pinta
PESI
4
i 4
r. ’
th
. i
4 »
(8 *
e
& È, ) 5
# i; -
è i Pei
/ J
2 Pd x
: Î Ò ri
N sk E° È
) x
“ x
\
N \
N
«i i
a n I > »
Pi
\
4ES, L:
4. È È )
DN A\ I
là \GEREPRNN\\
y ‘ = \ ù
\ I NOR 1\
»
DAS
L)
IN
x X
x da x
da N
(N ì
al ‘è ì
ff‘) + N ù